Giorno 3 – Il dio delle piccole cose

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La prima cosa che insegna una buona guida sull’ordine è quella di gettare: vecchi poster, manifesti, quadri tristi, foto e cartoline.  I benefici, diciamolo, sono presto detti: meno polvere, fatica limitata.

Una quindicina di anni fa un’amica mi regalò “La magia di Ultima” di Rudolfo Anaya – libro che non ho ancora letto – accompagnato da una cartolina dall’Eritrea: “Tanti saluti e tanti bacioni da un posto che sta ancora più a sud!  Miriam”.

Di tanto in tanto accade che non legga i libri che mi regalano. Alle volte succede che conservi agende, quaderni, perfino etichette ancora confezionati. Non ho mai aperto la quintessenza “The holy grail” aura soma donatami da Rossella, né ho mai indossato la mantella che ho ricevuto per il mio compleanno. Presumibilmente sono parsimoniosa, accumulo brandelli di felicità.

Ogni luogo dona qualcosa: un fiore, un sasso, un ramo, una manciata di sabbia, una conchiglia, una fotografia. E da ogni zona traggo una lezione, basta osservare. L’altro giorno, ad esempio, sono inciampata su un bruco. L’ho fotografato e ho iniziato a studiare. Il bruco è lo stato larvale di un lepidottero, il mio è di farfalla o di falena? Quest’anno, nel mio elenco mentale ho aggiunto: polyommatus, monochamus galloprovincialis e orthosia.

Le mie giornate sono scandite dai ritmi della natura. Preparo qualcosa di buono per i cani e li faccio uscire sul prato, lo ammetto, sono animali fortunati! Ogni mattina innaffio il giardino, controllo l’orto, tolgo le erbacce, i fiori secchi, poto le rose, esamino i gerani, raccolgo la verdura, spazzo le foglie, tolgo gli afidi, le cimici e le formiche. Il prezzemolo, l’erba salvia, il basilico, la maggiorana, la menta, il timo, l’issopo… sono rigogliosi, mentre le calendule e perfino l’iperico ornamentale urlano vendetta. A dir la verità, la pioggia ha fatto disastri. Le foglie delle rose presentano sfumature gialle e arancioni, alcune lavande non ce l’hanno fatta ed infine le piante di zucchine hanno smesso di produrre. Di api, quest’anno, se ne sono viste di meno. L’estate calda dell’anno scorso mi aveva fatto sperare in un orto rigoglioso e profumato.

Tra i miei appunti:

Nell’antica civiltà Cretese il tempo è suddiviso in tre stagioni: quella delle piogge, da novembre a febbraio; quella della fioritura, da marzo a giugno, quella della siccità, da luglio a ottobre. Al momento della semina, quando iniziano le piogge, la terra è pronta per essere arata. La maggior parte dei campi sono stati lasciati in riposo; il contadino dell’antica Creta li ha rigirati per ossigenarli zapparli e pulirli dall’erbacce. Nella mitologia greca Giasone o Iasione e Demetra, in occasione delle nozze di Armonia e di Cadmo, si dirigono nei campi, dove si uniscono in un maggese tre volte arato: E allor che venne, inanellata il crine, Cerere a Giasion tutta amorosa, E nel maggese, che il pesante aratro tre volte aperto avea…(Odissea, Omero). Seguendo questa tradizione, fino al XX secolo, il contadino cretese e sua moglie trascorrevano, durante l’estate, una notte tra due spaccature, per fecondare simbolicamente il terreno.

Lettura consigliata: La meravigliosa metamorfosi dei bruchi di M. Sybilla Merian

Canzone del giorno: Il dio delle piccole cose Max Gazzè

Pellicola consigliata: Ogni cosa è illuminata di  Liev Schreiber

Il dio delle piccole cose – Max Gazzè

Di Sara ricordi soltanto il vestito bianco e trasparente
Hai perso per strada il rossore e il sorriso di chi fa finta di niente
Chissà se qualcuno l’ha colto quell’attimo in cui le impazziva il cuore
Ci vuole fortuna, magia… Un prestigiatore!

Io spero che esista anche un dio delle piccole cose
Che sappia i silenzi mai diventati parole
Che sappia i gradini di pietra, le estati scoscese
Quel nome che hai proprio lì sulla lingua e non viene

Dio mostrale i passi di danza che aveva sbagliato
Conserva le foto in cui s’era trovata per caso
Raccogli le briciole perse di ogni esistenza
I respiri sui vetri di treni in partenza

Chissà se qualcuno sa dire i cognomi dei suoi compagni di scuola
Poesie che non è mai riuscita a imparare a memoria
Se ha letto i romanzi che poi non abbiamo finito
Le voglie che non sono più diventate peccato
Se sa le preghiere e i fantasmi di noi da bambini
O dov’è che finiscono chiavi e orecchini

Il dio delle piccole cose aspetta la fine del cammino
Con un sacco sgualcito dal tempo ed un piccolo inchino
Chissà se ci ridà indietro le vite che abbiamo in sospeso
Io credo sia questo l’inferno e il paradiso

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