Giorno 9 – Tra gombo fritto e jackfruit

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Dei libri mi piace il profumo. Quando mi tuffo in una storia mi immergo totalmente. Talvolta compio dei viaggi straordinari.

La cucina è un fattore importante, che spesso i lettori tralasciano.

Prendiamo ad esempio Banana Yoshimoto, nel suo “N.P.” assaporiamo il tè di orzo tostato, che in estate viene servito ghiacciato, chiamato Mugicha. In “Un racconto consolatorio” di Karen Blixen si accenna a lingue di carpe cotte nel vino rosso. E vi ricordate il Caffè di Whistel Stop, quello che ha aperto il 12 giugno del 1929? Lì servivano uova, farina di granturco, biscotti; a pranzo potevi mangiare: pollo fritto, pesce gatto, gallette, granturco alla panna, barbabietole, cavolo riccio, gombo fritto, patate dolci e fagioli di Lima…

Leggendo “I dolci profumi del bengala” sono inciampata sui dolci di riso e sul curry di jackfruit. Probabilmente sono una folclorista mancata, pertanto,  al mercato della frutta e verdura ho acquistato un chilo di Ampalaya da una agricoltrice indiana.

Non mi stanco mai di imparare.

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