Giorno 21 – la cosa in sè

Da qualche parte ho letto che il mondo si divide in: chi ha timore di partire e chi ha paura di tornare. Faccio parte della seconda categoria di persone. Tornare mi destabilizza. Sempre.

Non faccio in tempo ad abituarmi ad un luogo che mi risveglio in questa città acciaccata, nella consapevolezza di aver tralasciato qualcosa: una spiaggia, un paese, un quartiere, una strada, un vicolo. Ho voglia di fare qualsiasi cosa, ma non quelle di cui mi nutro abitualmente. Mi sento privata della mia libertà di scoperta, intuizione… “infanzia”. Tutto ad un tratto mi sento vecchia. Probabilmente saggia. Il mondo dovrebbe appartenere a tutti, eppure è di pochi.

Così ritorno, lentamente, alle mie vecchie abitudini: lavatrici, panni stesi, supermercati e potature pre autunnali. E nel mentre una società sorride alle piogge e all’inverno che verrà, io, ancora una volta, mi aggrappo ai regni assolati, alle impronte di martora, ai caprioli in fondovalle, ai falchi sulla scogliera, ai gechi spagnoli, alle razze nella caletta, alle brillanti meduse, alle zampette di granchio, ai miei goffi snorkeling…

Ho superato i miei limiti, un centinaio di volte, camminando per 14 chilometri sotto al sole, infilandomi attraverso i passaggi più stretti di grotte e cave e salutando il mare dai punti più alti.

Ora sta grandinando…  e ci saranno: rami spezzati, orti danneggiati, garage allagati, petali e foglie da spazzare…

Forse riuscirò a vedere un arcobaleno.

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