Giorno 46 – quando anche gli sconosciuti si misero a cantare

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Sì, ve l’ho già detto, sono una fan “degli illustri sconosciuti”.

Il Professor Collins scrive nel suo libro “La follia di Banvard…”:

“Provate a leggere i documenti di un’epoca qualsiasi – giornali, testamenti, atti di vendita… – e non troverete altro che nomi sconosciuti. Se mai vi capitasse di imbattervi in un nome noto provereste una sensazione simile ad una scossa elettrica, perché da quella folla di ignoti e di ex noti è di colpo emerso un nome a cui potete accostare un viso e dei fatti concreti. (…) Perché, dimenticati nelle note ai margini della storia, vi sono pensatori tanto brillanti quanto inesorabilmente destinati al fallimento, che si sono alzati fino alle più alte vette dell’intelletto e, a volte, della notorietà, solo per poi precipitare verso il disastro e il ridicolo o, più semplicemente, per ricadere nel silenzio più assoluto dell’oblio. Di tanto in tanto incontro altre persone che condividono la mia stessa passione per questi effimeri e dimenticati geni…”

Lasciando da parte personaggi come Fede Galizia o Elisabeth Barret Browning, di cui sicuramente parlerò in futuro, ecco qui alcuni versi a loro modo incantati.

Shushiki (1669-1725)

La coda del fagiano

sfiora dolcemente

le violette

***

Chiyojo (1703-1775)

Accovacciato

Studia le nuvole

un ranocchio

***

Un’anziana del villaggio o uno sciamano cantava questi versi ai bambini che avevano paura.

Contro le paure dei bambini (canto mordivino) – i mordvini sono un gruppo etnico della federazione Russa.

Ombra senza retaggio / senza albero genealogico / non hai stirpe / né madre, né padre, non hai sorelle, né maggiori, né minori / nessuno che ti fa il letto, che ti sistema il guanciale, che dorme insieme a te, che ti si stende accanto, nessuno che ti bacia.

(vieni) qua!

Porta via la paura di Vasil, quella della gente, quella dei cani, quella dei maiali, quella delle capre/ porta ogni paura via dal suo corpo.

Lascia che esse (le paure) siano la tua stirpe / tuo padre e tua madre, le tue sorelle maggiori e minori, quelle che fanno il tuo letto, che sistemano il tuo guanciale, che dormono con te, che ti si stendono vicino e che ti baciano!

Testo raccolto nel villaggio russo di VechKanovo, nel 1941, da H. Paasonen.

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