Giorno 51 – once upon a time

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Ho trovato uno dei miei racconti, uno di quei racconti che narravo a mia nipote M. quando aveva 5 anni… 

Brezza di vasetto azzurro

Nei miei racconti c’è la piccola Isabella Fritella, una bimba tutta tonda e dalla lingua lunga. Sapeva più cose lei dei mocciosi del vicinato. Dopo aver assecondato Sissi, con i suoi racconti di onde e conchiglie, decise di vedere con i suoi occhi quanto andava cianciando. Così, di punto in bianco, disse a sua nonna che sarebbe andata a scoprire il mare. L’anziana signora, che al posto del cappello aveva un nido di faggio, esclamò: “Portarmi a casa un po’ di brezza.” Ora, da che mondo è mondo, Isabella Fritella conosceva le formiche azzurre, le cicale dorate, i grilli musichieri, gli alberi “contrari”, l’orso goloso, il miele di salice, la marmellata di sassi, le pietre zuccherose, le nuvole di betulla, le piume di sambuco e ancora il cielo di ciliegia… ma mai, mai, era inciampata sulla brezza. La bimba con fare capriccioso, fece spallucce, salì sul primo treno diretto verso il mare. 

Certo, il mare era un affare serio, a casa sua c’erano soltanto stagni, fiumi e laghi, soprattutto stagni. All’ultima fermata, la 11117, una voce metallica esclamò: “Benvenuti sul pianeta Terra, località mare. Ricordiamo ai gentili passeggeri di seguire le norme di sicurezza. Nei cassetti davanti a voi trovate le vesti invisibili di classe A, sotto al sedile i mantelli copri_ali e nella valigetta in dotazione le maschere scaccia bolle…” Isabella Fritella si diresse verso quella che gli umani chiamavano spiaggia e, sebbene le sembrò strana, volle approfondire la cosa togliendosi le scarpe e impiastricciandosi le dita dei piedi e le mani di sabbia. MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE! Ogni singolo granello luccicava al sole, anzi, scottava pure! Quel luogo era perfetto per le sue ricerche e se ne rallegrò. Non c’erano bottiglie, né uomini “scaccia bolle”, probabilmente si trovava su una di quelle isole fatte apposta per le creature come lei. Infatti, di lì a poco, arrivarono altri passeggeri. Lo spirito del Bosco si stiracchiò i rami e dopo qualche flessione sospirò: “Se fossi in te mi farei un bel bagno! Non hai problemi di muffe e funghi…” Isabella fino a quel momento non ci aveva fatto caso, ma dinanzi a lei c’era il mare. Il mare non era come lo stagno della Grande Palude, l’acqua era… era salata! Si riusciva a stare a galla con più facilità. Ad un tratto Isabella vide una piccola creatura nuotare in superficie, sembrava una farfalla di Idun, una di quelle farfalle narrate nel libro del NO. Al posto delle ali aveva una sorta di veli e dalla testa, ma Isabella non era sicura che fosse la testa, si poteva vedere il fondo con le sue conchiglie. Lo spirito del Bosco, che stava seguendo la scena, urlò: “Non toccarla!”, ma Isabella, che era una bimba tutta tonda e dalla lingua lunga, aveva già allungato la manina. Presa dal panico, uscì subito dall’acqua singhiozzando, lo spirito del Vento lasciò il gioco delle vele e soffiò per Isabella. “Il mare, bimba mia, è il posto più bello che ci sia, ma le creature che ci abitano non amano gli estranei. Ti piacerebbe che qualcuno ti mettesse un dito nell’occhio? Non piangere, la mia brezza porterà via lo spavento e il dolore.” Isabella non ci credeva, in poche ore aveva visto così tante cose che la parola brezza le fece quasi scoppiare il cuore. Tirò fuori dalla sacca due piccoli vasetti, in uno ci mise la sabbia, nell’altro un po’ di vento marino… Ve la immaginate la nonna di Isabella Fritella? Ora se ne sta seduta sulla sedia a dondolo della sua piccola casa, in un piccolo paese di una piccola regione, in un piccolo stato di un piccolo continente, in un piccolo pianeta. Lontano. Se ne sta nel suo giardino_palude a godersi un po’ di vento del vasetto azzurro. Un vento che sa di mare e sogni.

Simona

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