Giorno 53 – a Donald Crowhurst

Quando guardi un film, e conosci la storia, hai delle aspettative.

Da cinque mesi, e cinque mesi a ben guardare non sono pochi, il mio saggio riposa tra chiavette e hard disk. Sono indecisa se parlare di Donald Crowhurst e/o John Banvard, anzi, se devo dirla tutta, l’altro giorno ho iniziato un capitolo sull’Abbazia nel querceto di Friedrich, insomma una cosa fuori programma. Le donne, nonostante il femminismo, sono poco interessate a certi racconti, ed è un peccato. Io mi butto nelle storie folli, forse perché mi somigliano. Da bambina non leggevo “Cappuccetto rosso” o “Biancaneve”, a me piaceva “Il soldatino di stagno”. Ho sempre amato quel vigliacco di Amleto, così umano, poco eroe.

Il 10 luglio del 1969 viene avvistato in pieno atlantico il Teignmouth Electrom, un trimarano a vela. A bordo non c’era nessuno. Quel trimarano apparteneva a Donald Crowhurst. Il 31 ottobre del 1968 salpò dall’Inghilterra per partecipare alla regata senza scalo in solitario intorno al mondo.

Non dovete immaginare il classico lupo di mare, ma un semplice, e si fa per dire, padre di famiglia. Donald era un uomo geniale, fantasioso, con la testa tra le nuvole e inevitabilmente sull’orlo del fallimento. Quando il navigatore solitario Francis Chichester rientrò a Portsmouth, lo attendevano fama e danaro. Donald non perse l’occasione di iscriversi alla gara, senza un becco di un quattrino, privo di esperienza e sprovvisto di un’imbarcazione con cui partecipare. Convinse mari e monti, indebitandosi, e il 31 ottobre del 1968, l’ultimo giorno utile per aderire alla competizione, salpò con il suo trimarano incompleto. Con sorpresa di tutti, il velista senza competenza, partito per ultimo, era l’unico rimasto in gara per la “vittoria in tempo assoluto”. Mentre il mondo rimaneva a bocca aperta, dimenticandosi dei viaggi spaziali, Donald in realtà combatteva contro le avversità del mare. Comunicava false posizioni alla giuria, annotando sul diario di bordo la traiettoria reale. Non lasciò mai l’Oceano atlantico, né doppiò mai i punti da lui indicati. Donald scomparve nel nulla.

E’ una storia così affascinante e complessa che ha tutte le carte per diventare un gran film, come è accaduto con “Into the wild”. Invece, “Il mistero di Donald C.” di James Marsh racconta la storia di un uomo,  vittima delle circostanze. La pellicola non mette in luce l’ottimismo, la caparbietà, il coraggio, mostra solo il lato umano, quello fragile, tanto che ti viene da dire: “Perché cavolo si è iscritto?”. La storia è più dannatamente bella e tragica del film:

  • Bernard Moitessier, probabile vincitore,  invertì la rotta, proseguendo per il Capo di Buona speranza e percorrendo un altro mezzo giro del mondo. “Sono felice in mare…”, scrisse.

  • Nigel Tetley, capitano della marina Britannica, sentendo via radio le posizioni di Crowhurst, decise di spingere al massimo il suo trimarano. Naufragò a sole 1000 miglia dall’arrivo. Non fu mai celebrato come meritava e si suicidò nel 1972.

  • Robin Noxt Johnson (l’eroe), dopo 313 giorni di mare, è stato l’unico ad arrivare a destinazione e a vincere il premio di 5000 sterline che donò alla famiglia Crowhurst.

Consigli: 

Il libro “Lo strano viaggio di Donald Crowhurst” di Nicholas Tomalin e Ron Hall

Il documentario “Deep Water, la folle regata” di Louise Osmond e Jerry Rothwell

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