Giorno 86 – La leggenda di Tudaio e Soandre

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Foto di Julia Margaret Cameron

Tudaio amava, ricambiato, la bella Soandre, bionda figlia di un capo tribù che aveva fissato la sua dimora sui verdi pascoli di Doana, sopra Laggio e Lovenzago, a cavallo fra Cadore e Carnia. Il padre della fanciulla però non vedeva di buon occhio un simile amore. Non riusciva a concepire l’unione di due esseri così diversi: lui enorme e ricchissimo, se pur giovane e buono; lei piccola e gracile, meravigliosa a vedersi, ma figlia di un povero capo di pastori e contadini. E poi Soandre era stata promessa sposa a un giovane nomade e la promessa, a quei tempi, era sacra. Così il padre aveva invitato Soandre a non incontrarsi con il gigante, ma i due amanti si trovavano tra i boschi della Val Piova o in riva al fiume e i loro approcci erano sempre più numerosi e romantici.

Una sera, di ritorno dal bosco, accompagnata da Tudaio, Soandre si sentì prendere per i lunghi capelli dal padre che le gridò: “Non devi vedere più questo cialtrone, tutto carne ed ossa, te lo proibisco! E tu, bellimbusto, sta alla larga da mia figlia, altrimenti ti uccido!”. E tendendo l’arco lo minacciò: “E ora via, sparisci per sempre…”.

I due giovani si separarono con la morte nel cuore, ma più tardi trovarono il modo di incontrarsi sulla bassa collina, oltre il fiume, dove nessuno li avrebbe visti. Almeno così pensavano. Invece se ne accorse il padre che seguì la figlia macchinando un tranello.  “Alzati canaglia”, urlò il padre uscendo da una macchia di baranci. Il gigante stava seduto accarezzando teneramente Soandre seduta sulle sue ginocchia. “Alzati e difenditi, se potrai, giacché questo colle sarà la tua tomba”. “No padre, non farlo. Egli è tutto per me”, esclamò la coraggiosa ragazza che tentava di far scudo col proprio corpo a Tudaio. “Lascia perdere, Soandre. Se volessi, potrei stritolarlo, ma è pur sempre tuo padre, perciò lo perdono”, e giratosi di scatto, il giovane scese il crinale, sul sentiero che portava ad Euganea.

Ma il vecchio, corroso dall’ira, trasse il suo arco e fece scoccare una freccia che colpì mortalmente il giovane innamorato sulla schiena. Egli stramazzò tra i mughi e guardò con gli occhi sbarrati la dolce Soandre che cadeva colpita da una freccia al cuore. E sul luogo cadde un profondo, arcano silenzio. Allora la schiena del gigante prese ad ingrossarsi, si gonfiò come gobba immensa alzandosi verso il cielo carico di nubi rossastre e di lampi, intanto il gigante si era pietrificato, mentre ai suoi piedi spirava la dolce Soandre. Poi, tornò la calma. Se ne andarono le foschie, tacquero i tuoni e si spensero i lampi e in fondo alla valle apparve un monte gibboso che prima non c’era. Ai suoi piedi scorreva un torrentello cristallino che scendeva verso il Piave con un continuo, debole lamento…

Ancora oggi il monte Tudaio è lambito a meridione dal Rio de Soandre che accarezza le sue pendici.

Da “Leggende Italiane” volume primo – Fabbri editori

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