Giorno 95 – Attese

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Ogni tanto ripropongo questo bellissimo brano trovato alcuni anni fa su una rivista, non so se esista un libro, ma è davvero bellissimo, un giorno, chissà, contatterò lo scrittore.
… Si comincia con qualche sporadica voce a cui nessuno presta attenzione. Si fa finta di niente, perché la sua assenza era bella per tutti. Gli anziani provano a passeggiare lo stesso, le biciclette ad andare, e le braccia a farsi vedere di tanto in tanto. Ma le passeggiate sono più frettolose, chi pedala si trova tra i capelli una foglia ingiallita, e quando la butta in terra si rende conto che ce ne sono già altre cadute prima di lei. E così di colpo si capisce che il freddo è sulla via del ritorno. Allora le biciclette tornano in cantina, si riportano in casa le sedie, qualcuno accende la televisione agli anziani, e alla fermata del bus si ricomincia a guardare per terra. E’ il ritorno del padre severo dopo mesi in viaggio d’affari. (…)
… Ci sono quelli che mettono gli anziani vicino al camino e poi li ritirano affumicati la sera; e ci sono quelli più freddolosi che si mettono addosso tutto quello che trovano per casa, e scompaiono sui divani sotto montagne di vestiti e coperte; ci sono quelli che tirano fuori un bicchiere prima di pranzo per sentire la vampata dell’alcol che incendia in un colpo la pancia; ci sono quelli che escono fuori – anche se la temperatura è vicina allo zero – solo per poter sentire la dolcezza del caldo al rientro; ci sono quelli che si attaccano al telefono e parlano piano, e vorrebbero solo parole d’amore; e ci sono le madri che portano i figli a scuola vestiti come esquimesi; e ci sono le nonne che quando i bambini piangono con le manine gelate gliele prendono tra le mani e gli alitano sopra finché non vedono sorrisi ancora rigati dal pianto. Poi ci sono quelli che si fermano sulle grate della metropolitana, per sentire il tepore arrugginito del sottosuolo, e quelli che in casa tengono il forno aperto anche dopo aver tirato fuori la torta, e quelli che si raccolgono intorno ad un piatto di castagne bollenti, e quelli che fanno più forte l’amore per riuscire almeno ogni tanto a sudare, e quelli che invece non lo fanno per niente perché s’infilano sotto le lenzuola con la tuta e i calzini.
Infine ci sono quelli che anche quando il padre severo è tornato non hanno paura di uscire. Li vedi camminare per strada, la sera, e per strada incrociano altri che come loro non hanno paura del freddo. Certe volte si spingono fin dove finisce la città. Altre volte prendono la macchina la mattina, quando il sole è appena uscito, e vanno in posti in cui non ci sono nemmeno più le case, ma solo i campi, le montagne con sopra la neve, e i laghi ghiacciati. Stanno seduti dentro le macchine e passano accanto a quello spazio e a quella luce gelata, e c’è un silenzio che non si ricordavano più. Lo sentono anche gli anziani messi davanti alle stufe, e i freddolosi sotto le montagne di coperte e vestiti, e gli uccelli emigrati, e gli animali nel nido, e i pesci che nuotano perplessi sotto uno strato di ghiaccio. Ecco: forse tra qualche mese il padre severo ripartirà e saremo tutti più contenti di quando era qui, pensano tutti. Però ora, davanti a quella luce che c’è sopra un lago gelato, e a quella prima neve sulle montagne, e a questo vento, sentiamo un piacere che contiene una punta di dolore. E se avremo freddo alle mani ci aliteremo sopra, e ogni volta ci sorprenderemo di tutto il calore che misteriosamente portiamo dentro.
Di Andrea Bajani (dalla rivista “Io Donna”)

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