Giorno 110 – Del Guscio – cocoon –

Sottotitolo: apparentemente senza senso (in cattiva scrittura come piace(va) a Silvia)

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Avevo altre idee per questo progetto (365 giorni). Purtroppo o per fortuna, ha preso un’altra strada.

Non sono una persona semplice. Non seguo una corrente o una moda. E’ difficile capirmi, è più facile sorprendermi.

Una frase che cito spesso, e che utilizzerò nuovamente in un altro spazio e per un altro post, è la seguente:

“L’alveare, in molte società e attraverso i secoli, ha rappresentato la famiglia ideale, il gruppo ideale, e anche una certa scala di valori spirituali.
Molti dei miei testi parlano del desiderio di essere accettati, di appartenere, e nello stesso tempo esprimono questo senso di isolamento, di non essere capaci di appartenere.
La società ideale può esistere solo basandosi su leggi universali.
Sono una persona antisociale perché non riesco a farmi una ragione della società in cui vivo”.

David Sylvian

Ecco, questa frase è il mio vestito. Non ho bisogno di orpelli e lustrini per descrivermi.

Mi piacciono le storie altrui, però. Mi piacciono tutte quelle  cose che danno un senso alla vita, nella loro semplicità.

Mi piacciono i racconti e i personaggi folli. I cuori ribelli, gli spiriti stravaganti, i perdenti, i sognatori. Impazzisco per i sognatori!

Ho una natura curiosa, forse è per questo che imparai un pizzico di html, due grammi di Dreamweaver e un goccio di Photoshop e creai, tanti e tanti anni fa, i miei piccoli “regni”. Eppure oggi non  bastano più. I social non mi bastano più. Troppe interruzioni, domande, parole. Troppe parole. Quando ci basterebbero le storie. Quelle meravigliose che fanno strabuzzare gli occhi. E forse ha ragione Rossella, su Facebook ci sono fin troppi cuoricini, io, ad esempio, li inserisco perché non hanno inventato le stelle. Se ci fossero le stelle, al posto dei cuoricini, le inserirei ovunque. O il sole, se ci fosse il sole… non sarebbe meglio? Un sole al posto del cuore. Sì, troppi cuoricini, piccini, ini. Troppo amore o troppo rancore. Forse, mi dico, quando finirò il progetto, mollerò Facebook. Le persone sono piene di queste due cose: rancore e amore. Ed è colpa del cuore.

Non so se, come me, John Banvard avesse il sole al posto del cuore. Se ne fregava delle convenzioni, delle formalità e di tutte quelle belle cose che ci rendono simpatici agli occhi della gente. Sì, Banvard era folle, sicuramente un sognatore. I suoi quadri naturalistici erano apprezzati, ma a lui non bastava, voleva di più. Creò una tela lunga tre miglia, un “panorama in movimento” della valle del Mississipi. Con i soldi guadagnati, acquistò un enorme casa museo, in cui si poteva trovare il noto Gigante di Cardiff. La fortezza conosciuta come Grenada ben presto venne battezzata “la follia di Banvard”. In dieci settimane il nostro eroe perse tutto e venne completamente dimenticato. La sua opera, alta più di tre metri e lunga 400, venne fatta a pezzi.

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Ci sono tre tipi di persone:

Gli eroi

Gli opportunisti

I folli

A volte le storie terminano e basta. Terminano. E basta.

A Silvia

Immagini copyright SimonaEmme alias AnnaZero

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