Giorno 111 – il mese dell’immaginazione

Ogni persona ha una storia, questo me lo ricordo sempre. Ogni persona racchiude un mistero, un racconto, un segreto, una perla… Ogni persona, chi più chi meno, scende in battaglia. C’è chi sorride, chi piange, chi sbraita, chi batte i pugni sul tavolo, chi sospira, chi perdona, chi tace, chi rammenta, chi abbraccia. Al corso (non è interessante sapere cosa stia studiando) una ragazza ha chiesto un abbraccio, e io, che sono avara di queste gesti umani, l’ho accolta come si accoglierebbe una sorella – almeno credo visto che non ho sorelle -.

Il mondo è un luogo pieno di dilemmi, solitudini, compromessi, tragedie. Eppure, nel nostro piccolo, presumiamo di comprendere l’altro, quando l’altro vorrebbe essere semplicemente accolto. Così, penso a tutte le persone incontrate quest’anno, alle fragilità nelle quali mi sono imbattuta. Penso a Cri che prende Tavor a colazione, pranzo e sera, a Sara che ha subito una violenza, a Luigi che ha perso il lavoro. Penso a loro.

Poi penso a Paoletta che finalmente lavora, penso a Nat che gira il mondo presentando il suo ultimo capolavoro (non è proprio così, di tanto in tanto mi piace gonfiare le storie), a Silvia che per me è la mamma più bella. E sorrido. Sì, io sorrido!

Io che ho avuto un anno “strano” sorrido,  tra traslochi, ospedali, corsi, lavori, scritture e le solite piccole delusioni, che arrivano sempre dalle persone da cui meno te lo aspetti… per le loro semi promesse o impegni… Ad ogni modo, sorrido nel vedere il mio racconto sul sito della Giunti (grazie Anna per la segnalazione) e sorrido quando al corso parlo con le  “amichette” di talee,  io che fino a 5 anni fa facevo un’altra vita. Per voi, lo so, sono piccole cose, tuttavia le piccole cose rendono la vita speciale.

E questo è uno dei mesi più belli, in cui la mia casa si colora di festa. E quindi iniziamo… con un pizzico di immaginazione.

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Immagine di Christine Mitzuk

Incipit del mio futuro libro/saggio

Quando si visitano antiche vestigia si percepisce il cuore sotto la corazza. Non importa se ci troviamo dinanzi a vecchie carcasse simili a scheletri di dinosauri, riusciamo ancora ad avvertirne il battito. Lento. Sentiamo l’aroma, il profumo inebriante o l’odore acre della storia.  Un passato impregnato di saccheggi, battaglie, cavalieri, anime erranti, reliquie, vite nei campi, malattie, carestie e leggende. Strati di patina celano la parte infantile della nostra coscienza, il gusto del magnifico, di quando il nostro pianeta era in balia di idre, sirene, draghi, grifoni e piante misteriose. Nonostante la storia ci abbia mostrato il lato oscuro dell’animo umano, la stessa storia ci ha donato racconti straordinari nei secoli, preziosi tasselli di una mappa scritta nel linguaggio universale dell’immaginazione e del coraggio. Laddove l’ignoranza segnò il fato di creature innocenti, le tradizioni donarono poemi, incanti, raffigurazioni magiche di altri mondi.

Per secoli non abbiamo fatto altro che ingigantire la mappa, nutrendoci delle nostre stesse fantasie, paure e speranze. Ed è la speranza che ha mosso l’animo di scultori, poeti, scrittori, pittori, ricamatrici, avventurieri e archeologi.

Provate a mettervi per un attimo nei panni di Howard Carter, se non fosse stata la fede a muovere i suoi passi non avrebbe scoperto la tomba di Tutankhamon.

Juan Ponce de Leόn inciampò sulla Florida cercando la fonte dell’eterna giovinezza e ancora John Hanning Speke e Richard Francis Burton trovarono la città proibita di Harar.

L’immaginazione scorre ancora in alcuni scrittori contemporanei come Felix J. Palma, che nei suoi romanzi descrive personaggi realmente esistiti. Richard Adams Locke – uno dei tanti protagonisti de “La mappa del cielo” – nel 1835 convinse i lettori del The New York Sun che la luna fosse abitata da unicorni, bisonti ed esseri con le ali. Edgar Allan Poe scrisse “Storia di Arthur Gordon Pym” e l’ispirazione gli venne dopo aver letto i racconti dell’esploratore Jeremiah Reynolds, il quale asseriva che la terra fosse cava. Lo stesso Reynolds influenzò Melville per “Moby Dick”, dopo aver narrato la storia sfortunata della balena Mocha Dick, abbattuta per la preziosa sostanza che il suo corpo racchiudeva: l’ambra grigia.

Tornando a Poe, prima di morire di “infiammazione cerebrale” invocò più volte il nome Reynolds, e ad oggi nessuno sa a chi si riferisse. Felix J. Palma fa incontrare l’esploratore Reynolds e lo scrittore Poe, unendoli in uno dei più bei capitoli de “La mappa del cielo”.

Sì, la fantasia, la fede, la speranza hanno scosso e cambiato la vita di molte persone. Se Bela Lugosi non avesse incontrato Ed Wood, Tim Burton ne avrebbe mai fatto un film? Se H. G. Wells non si fosse ammalato da ragazzino, avrebbe mai scritto di macchine del tempo, di uomini invisibili, di guerre dei mondi e di esperimenti su isole sperdute?

Salgari narrò di corsari e di paesi esotici senza aver mai viaggiato, eppure con la mente è andato dovunque. Ed è “l’ovunque” che ha spinto Wolfram von Eschenbach a credere in una pietra magica, lapis exillis, conosciuta come il Santo Graal.

E per secoli ci siamo inebriati di racconti arturiani, da Y Gododdin a La Storia dei re di Britannia, da Thomas Malory a Mark Twain, da Marion Zimmer Bradley a Terence Hanbury White.
Wagner compose “l’anello del Nibelungo” attingendo da un antico poema tedesco del XIII secolo e dall’Edda norreno. Ludovico II di Baviera, suggestionato da Wagner, fece erigere un Castello situato nel sud ovest della Baviera, nei pressi di Fὔssen, conosciuto oggi come il Castello di Neuschwanstein. Un palazzo fiabesco, mai terminato, che a sua volta influenzò le favole della Disney.

Abbiamo nuotato nelle onde della fantasia, ingigantendo miti rimasti sepolti nelle trame del tempo. Alcuni di noi hanno creduto davvero alle fate, come nel caso di Sir Arthur Conan Doyle.
L’immaginazione è una continua evoluzione della mente umana, e se l’archeologo, lo studioso provano a capirne il comportamento, il movimento lineare dal punto Alfa al punto Omega, per alcuni non vedere il confine della mappa è motivo di sollievo.

Non importa se Bram Stoker non mise mai piede in Romania, non importa se inventò Dracula leggendo le gesta di un principe valacco, il cui nome significava “diavolo” – dracul.

Siamo abituati a vedere gli orchi e le fate nel modo in cui ce li ha mostrati Tolkien.

Talvolta è piacevole andare per musei e leggere il nome degli antichi abitanti, sembrano provenire dalle terre “di mezzo”.
Non si può dar torto a coloro che pensano di essere discendenti dei cimbri, nonostante gli studiosi non sappiano con certezza cosa sia realmente accaduto. Gallio (comune montano sotto la provincia di Vicenza) in cimbro si pronuncia Ghél.

Oggi la mappa si sta assottigliando.

E non c’è nulla di male se alcuni credono nelle spezie, nell’odore della cannella, negli oggetti al sapore del “c’era una volta”. Una candela profumata non sostituirà mai un cestino di paglia ammaccato colmo di fragole, e un mobile pseudo antico non vi porterà da nessuna parte senza immaginazione.

Simona

“… si crede che coloro che nascono la notte di Natale si trasformino in Janara (strega) o in lupo o in cane…”

Simona – da un vecchio saggio “Acque Stregate” ritirato dal mercato 😉

“Presi un sentiero appena fuori dal palazzo e mi inoltrai nel bosco. Mi piaceva calpestare la neve, sentire il rumore che facevano gli stivali al mio passaggio. Iniziai a scattare delle foto ad un albero caduto. Del tutto incurante del tempo, continuai a camminare tra la coltre dei rami e i cespugli. Gli alberi non erano un buon riparo per la mia macchina fotografica e ogni tanto pulivo l’obbiettivo.

Seguii una diramazione che portava all’imbocco di un dosso.

Il sentiero era ben tenuto, contornato dalla vegetazione spoglia ed imbiancata.

Arrivata in cima ad un tratto pianeggiante, mi sedetti vicino ad un tronco cavo, dopo aver scostato la neve e il fogliame fradicio. Respirai a pieni polmoni, ero circondata dal silenzio. Troppo silenzio. Alzai gli occhi e mi resi conto che il castello non c’era.

(…)

Non avevo visto quei faggi all’andata né mi ero accorta di quel groviglio di arbusti. Mi pulsava la testa. Una cornacchia gracchiò sopra gli alberi. In che guaio mi ero cacciata?

Tutto ad un tratto sentii dei rami spezzarsi proprio dietro la schiena, non sapevo se fossero frutto della mia immaginazione, ma ebbi l’impulso di andare da quella parte.

“C’è qualcuno?”, gridai.

(…)

Sentii nuovamente un rumore, sembrava un guaito. Mi ritrovai su un altro tratto pianeggiante quando lo vidi… Era un lupo con una forte muscolatura e il pelo lungo e nero…”

Simona da “Racconto Gotico”

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