Giorno 122 – Vita

Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio.

Da Oceano Mare di Alessandro Baricco

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Eravamo quattro amiche di appena 17 anni. I sabati pomeriggi li passavamo nei prati ad urlare. 

Qualche volta il vento era così forte, che lo sentivi fino in fondo alle narici. Come direbbe Bradbury, l’aria aveva quel certo tocco, era come il guscio di una noce. Ci avvolgeva.

Facevamo incanti con la voce.

Gridavamo: “Mi incanta il mormorio di un’ape, qualcuno mi chiede perché, più facile morire che rispondere…”

Eravamo quattro amiche. Immerse fino alla cima dei capelli di respiri, parole, libertà, vita e sogni. Cavalcavamo le stagioni, nella convinzione che non finissero mai. 

Eravamo perfette. Ci sentivamo perfette.

SimonaEmme anno 2008

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Bisogna scrivere una storia semplice con la massima semplicità possibile. Nella semplicità di una storia ci sono già abbastanza complessità, ferocia e disperazione.

Karen Blixen 

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Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l’amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavoro in sospeso o per virtù puritana. Passeggiando per i giardini della memoria, scopro che i miei ricordi sono associati ai sensi. Mia zia Teresa, quella che si trasformò lentamente in angelo e che quando morì aveva germogli di ali sulle spalle, è legata per sempre all’odore delle pastiglie alla violetta. Quando quell’incantevole signora faceva capolino per una visita, con il vestito grigio illuminato con discrezione da un colletto di pizzo e il capo regale incorniciato dalla neve, noi bambini le correvamo incontro e lei apriva con gesti rituali la sua vecchia borsetta, sempre la stessa, estraeva una scatoletta di latta dipinta e ci dava una caramella color malva.

Da Afrodita di Isabelle Allende

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E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’é sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia … e una bella mattina…

Da Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald

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“… Se queste ombre vi hanno offesoPensate, (e cada ogni malinteso)

Di aver soltanto sonnecchiato

Mentre queste visioni vi hanno allietato.

E questo tema ozioso e futile

Non più di un sogno vi sarà utile.

Gentili amici, non rimproverate;

Miglioreremo se perdonate…”

Da Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare

Dalle pellicole “Il grande Gatsby”

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