Il Tic Tac dell’autostoppista

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Mi piacciono le storie degli uomini, meno quelle che riguardano l’umanità. Mi soffermo sul cibo, le danze, le tradizioni, le mappe, i castelli, i palazzi, i costumi.

Mi piace analizzare i vecchi libri, le stampe, quelle che trattano di erbe, radici, insetti.

Vorrei disegnare, colorare, avere una stanza tutta per me.

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Ho avuto un istante di grande pace. Forse è questa la felicità.

Virginia Woolf

Di Virginia amo le parole. Lievi, caleidoscopiche, magistrali.

Cos’è la poesia se non la menzogna dell’uomo, che si ingegna nel cianciare di meraviglie e donare, a noi che lo leggiamo, suggestione?!

Ma per farti capire, per consegnarti la mia vita, devo raccontarti una storia – e sono tante, così tante, le storie – storie di infanzia, storie di scuola, di amore, di matrimonio, di morte ecc. ecc. Nessuna è vera. Eppure, come bambini ci raccontiamo delle storie, e per adornarle inventiamo queste belle frasi, ridicole, sgargianti.

Virginia Woolf

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Mi getto nelle vicende umane, come gli esploratori Vittoriani. Cerco il mio “Graal”, in grado di rispondere alla semplice domanda:

perché?

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Ogni storia, film, fumetto apre delle porte, sta a noi trovare la chiave.

Due anni fa mi capitò tra le mani un romanzo, “Annus Mirabilis” di Gerladine Brooks. Terminata la lettura, mi interessai al caso del villaggio di Eyam, nella regione del Derbyshire, dove la peste fu introdotta, inavvertitamente, da un commerciante. Infatti il cotone che portò al villaggio proveniva da Londra, all’epoca colpita dalla peste. Era l’autunno del 1665.

Ho libri sparsi un po’ ovunque. Spesso non li finisco, a volte mi annoiano, altre volte mi lancio in qualche nuova ricerca – sono bulimica -. E le mie ricerche, è risaputo, non conducono da nessuna parte. Ogni tanto, mi dico, dovrei disegnare delle gigantesche mappe, dove collocare date, racconti, leggende, fotografie, disegni.

Chissà se un giorno parleranno di questa follia, di questa passione che unisce. Non divide.

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Ad inseguire le storie uno diventa matto, questo mi dico guardando le foto di Salgado.

La vita dell’uomo è un magnifico dramma costellato da alcuni momenti di Grande Bellezza.

Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco. 

Da “La Grande Bellezza”

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A John Banvard e Donal Crowhurst

A Sebastião Salgado per la sua umanità

Continua…

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2 pensieri riguardo “Il Tic Tac dell’autostoppista

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