La teoria dei sei gradi di separazione vale solo per me. Mi piace pensare che sia così…

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 “La misantropia si sviluppa quando una persona, ha riposto completa fiducia nei confronti di un altro che sembri essere di buon animo e veritiero, scopre poi che questa persona in realtà non lo è. Quando questo succede troppo spesso, ecco che essa comincia, inevitabilmente, a odiare tutte le persone e a non fidarsi più di nessuno.

Platone

Prima di iniziare*:

  • Adoro (ADORO) il gotico, gli insetti, alcune disegnatrici, l’arte in generale e soprattutto le illustrazioni botaniche (a casa mia non mancano), e quando vado da Tatiana Martino trovo sempre qualcosa. Ad esempio, stamattina ha postato un articolo su Beatrix Potter e qualche giorno fa qualcosa su Thomas Gilbert. Ed è l’unica, o quasi, a riempirmi di quelle maledette cose che piacciono a me. Amo i suoi disegni, e, nonostante la mia educazione, vi garantisco che non sono di bocca buona;
  • Il femminismo, come lo intendo io, non è fatto di cerchi o chiacchiere tra amiche. Non credo in certe discipline e filosofie. Quando leggo Magica Emi mi ritrovo nelle sue ricerche, avrei voluto farle io. Ora, non vi sto a spiegare cosa non mi piaccia di certi “movimenti”, rischio di attirarmi antipatie e polemiche sterili. Magica Emi parla di donne come la naturalista e  disegnatrice francese Marie Le Masson Le Golft o la fotografa Inge Morath;
  • Saltello di qua e di là, cado nella rete di Claudia Giordano e mi perdo tra le sue foto, i disegni, i libri che legge,  i video che guarda… e questa semplicità surreale, che ricorda Chagall, mi cattura. E’ tutto perfetto, come dovrebbe essere;
  • Poi c’è Elena Cordara, che con la sua gentilezza e schiettezza riesce a trasmettere un regno lontano anni luce dal mio (il suo mondo). In fondo, sono una persona terrena (sono animista, e non per caso), ed è più facile che mi ricordi un aforisma, un aneddoto, una poesia che una divinità. Elena riesce a fare con me l’impossibile.

*ho scelto quattro pagine, non se la prendano gli e le altri/e.

Quando vado nelle pagine di queste quattro donne so cosa aspettarmi, e per un attimo dimentico la mia “subdola” misantropia.

A ben guardare, seguo i personaggi “dimenticati”, quelli strani, che magari hanno avuto vite apparentemente semplici. Apparentemente.

Se guardo una foto scattata di Inge Morath, una qualsiasi

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e la confronto con una di Vivian Maier, una qualsiasi

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Scelgo lo scatto di Vivian. Le persone “strambe” osservano il mondo con altri occhi. Per me è così.

Se prendo l’autoscatto di Diane Arbus

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e lo confronto con quello di Vivian Maier, uno qualsiasi

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Scelgo ancora Vivian. Sebbene Diane Arbus fosse tante cose fuorché serena, Vivian, che per natura non era una simpaticona, trasmette quel qualcosa, che chiamo antipaticamente “la cosa in sé”.

Qualcuno starà pensando che bisogna essere dannati, tristi o patetici per creare qualcosa di buono, non vi preoccupate, e lo dico per tutte le anime felici, Magritte è l’eccezione che conferma la regola.

A me piacciono le persone serene, già detto. Invidio la pelle, i capelli, gli abiti, le case chiare, i libri sparsi ovunque in quel disordine ordinato. Sono dei quadri viventi. Le loro pagine le riconosci dal colore: scatti di cani pettinati, gatti in posa plastica, volti sorridenti, librerie pulite, tazzine scintillanti, giardini colorati, bambini saltellanti, fiori rugiadosi, nuvole ciccione, alberi da abbracciare.

Sì, a me piacciono le persone piene di vita, ottimiste, quelle che progettano sempre. Meno, quando pensano che gli altri dovrebbero essere come loro, meno quando peccano di presunzione, meno quando non si mettono nei panni dell’altro**.

** il fatto che facciano post animalisti, ambientalisti o quant’altro non significa che siano empatiche.

Nonostante ami Magritte o Agatha Christie, alla fine simpatizzo per Lee Israel. So cosa voglia dire essere una persona complicata.

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Lee Israel, scrittrice biografa, nel 1991, per pagare l’affitto e le cure del suo gatto, ruba delle lettere di Fanny Brice e le rivende. A quel punto le viene un’idea, e scrive la bellezza di 400 lettere, firmate con nomi di personaggi famosi, come Hemingway o Dorothy Parker. Nel frattempo ruba altre lettere da alcune biblioteche, sostituendole con dei falsi e rivendendole. Nel 1993 viene condannata a sei mesi di arresti domiciliari e cinque anni di libertà vigilata. Nel 2008 pubblica il libro “Can you ever forgive me?” da cui è tratto il film “Copia originale”.

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A me piacerebbe essere come gli altri. Acquisto scatole, carta, cartoline, ninnoli, che vorrei spedire a chi mi sta a cuore. La maggior parte delle volte le lettere dimorano in un cassetto e le “scatole” rimangono chiuse, da qualche parte, in un angolo remoto della casa.

Un giorno forse…

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