Celti?

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Lagole in provincia di Belluno

Dopo aver letto il racconto di Sara Crystal Rain*, ho pensato perché non scrivere qualcosa sui Celti…

Questo post era in attesa da anni nel mio cervello, purtroppo, l’ho tagliato e reso più fluido (forse). Non sono un’archeologa né una storica, quindi vi ricordo che lo storico si basa sulle fonti, il saggista sposa una tesi. Non penso farò post così in futuro e siamo tutti più sollevati. Mi scuso in anticipo per gli errori.

Perché ci attraggono alcune popolazioni?

Chi sono i Celti?

Le loro origini risalgono alla tarda età del Bronzo, tra il 1300 e l’800 a.C..

La cultura “celtica” comprendeva popoli diversi con le stesse usanze funerarie e appartenenti ad uno stesso gruppo linguistico di famiglia indoeuropea.

Cesare nel “De bello gallico” spiega che i Celti adoperavano l’alfabeto greco per gli affari, purtroppo non hanno lasciato nulla di scritto in merito ai loro usi e costumi. “Il calendario di Coligny” (scoperto in Francia nel 1897), scritto in lingua gallica utilizzando caratteri latini, rappresentava i mesi dell’anno celtico, come Samonios (caduta dei semi – ottobre/novembre) e Cutios (tempo di venti – marzo/aprile).

I Greci li chiamavano Keltoi, lo storico greco Polibio utilizzava il termine Galatae. I Romani li chiamavano Celtae o Galli. I Celti appaiono nella storia grazie (soprattutto) agli scritti Greci e Romani. Al tempo di Erodoto (storico greco, nato il 484 a.C.) si suppone che i Greci ritenessero i Celti uno dei più grandi popoli barbarici a nord e a ovest del Mediterraneo occidentale. Eforo di Cuma li inserisce tra i popoli barbarici, con gli Sciti, i Persiani e i Libici. I Greci tuttavia non tenevano conto delle differenze linguistiche, pertanto il termine “Celti” non è legato a “genti che parlavano il celtico”. Il nome “Celti” non fu utilizzato dagli scrittori dell’antichità per descrivere le genti della Britannia e dell’Irlanda. Le parole “celta” e “celtico” divennero popolari dalla metà del XVIII secolo grazie alla nascita del movimento romantico.

I Celti dominarono il mondo antico, dal Belgio all’Italia, dall’Irlanda alla Turchia.

Nel 1824 venne ritrovata un’importante necropoli, risalente all’Età del ferro, ad Hallstat (Austria) e nel 1853 altri reperti furono rinvenuti a la Tène (Svizzera).

Gli storici e gli archeologi convengono nell’affermare che gli inizi dell’Età del Ferro in Europa, identificati come Cultura di Hallstat, in riferimento alla città di Hallstat, nell’Austria settentrionale, quale punto centrale della sua diffusione tra il 700 e il 500 a.C., costituirono un momento di espansione culturale celtica. Essi inoltre concordemente ritengono che un’altra serie di oggetti dell’Età del Ferro, identificati in base al loro centro di distribuzione, La Tène, e risalenti agli anni 500-100 a.C., costituiscano ulteriore testimonianza di una fase di espansione culturale celtica.

da “L’impero dei Celti” di Peter Berresford Ellis

Le ipotesi sulle origini di questo popolo sono varie, in generale si ipotizza che fossero indoeuropei, alcuni studiosi pensano che i Celti avessero invaso le isole britanniche già nell’età del Rame.

Le principali tribù celtiche presenti in Europa furono: Galli, Galati, Celtiberi, Pannoni e Britanni.

Tutti gli antenati dei popoli europei erano stanziati da qualche parte del continente a quest’epoca. Nel XIX secolo è divenuta comunemente accettata la teoria secondo la quale la maggior parte delle lingue europee passate e presenti, con le eccezioni del Basco, dell’Estone, del Finnico, dell’Ungherese, del Lappone e del Turco, fossero legate l’una all’altra e costituissero i rami di una ipotetica lingua comune indoeuropea.

da “L’impero dei Celti” di Peter Berresford Ellis

In cosa credevano?

La maggior parte delle fonti arrivano dagli antichi Romani e dalle testimonianze del mondo “irlandese”. Sappiamo, ad esempio, che in Irlanda la festività più importante era Samain (Samhain), che secondo il calendario moderno era celebrata tra il 31 ottobre e il primo di novembre. Samain segnava la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo. I Druidi erano presenti nella religione estirpata dai cristiani in zone come l’Irlanda, dove era sopravvissuta all’invasione da parte dei Romani.

Le storie di Ulster rivelano un mondo pagano anteriore all’introduzione del cristianesimo in Irlanda (avvenuta nel quinto secolo d.C.). (…) Il quadro generale dei modi e delle abitudini celtiche in Irlanda offerto da queste storie è sorprendentemente simile a quello fornito dalle fonti classiche del gruppo di Posidonio per la Gallia. (…) Nel considerare questa documentazione per quanto riguarda le fonti classiche, dobbiamo ricordare ancora una volta che queste testimonianze rispecchiano l’Irlanda e non la Gallia; il quarto secolo d.C. e non il primo o il secondo a.C…

da “I druidi, sacri maghi dell’antichità” di Stuart Piggot

Il pantheon dei Galli era vasto, un ruolo importante lo avevano le divinità legate alla guerra e alla natura. Posidonio descrive le sacerdotesse celtiche in un luogo sacro su un’isola alla foce della Loira. La parola gallo-bretone “nemeton” veniva utilizzata per descrivere un recinto sacro o un santuario, con tutta probabilità una radura sacra. Il vocabolo ha la stessa origine dal latino “nemus”, ossia un bosco contenente una radura. Il “nemus” più popolare era quello di Aricia e Diana, noto come Rex Nemorensis (Re di Nemi). Strabone parlò di un luogo d’incontro dei Galati in Asia Minore, definendolo “Drunemeton”, il sacro bosco delle querce. “Nemeton” era una parola diffusa nel mondo celtico, ad esempio c’era un Nemetobriga in Spagna e un Medionemeton in Scozia. Le fonti, come dicevo, sono soprattutto di stampo Greco e Romano o proveniente dalla cultura medioevale gallese. Sappiamo, grazie a Diodoro Siculo, che i “Galli” credevano nella trasmigrazione dell’anima, mentre Giulio Cesare ci ha descritto i Druidi come i depositari di tutte le pratiche religiose. In Europa il culto della Dea Madre o Madre Terra (dal neolitico, forse dal paleolitico, al 3000 a.C. in Europa) si arenò con l’avanzata della “tecnologia”, e subentrarono  le divinità maschili. I Celti non cancellarono tutto quello che era venuto prima, ma incorporarono gli antichi culti agrari nei loro rituali. I Celti concepirono la divinità suprema in una trinità. Le divinità femminili rappresentavano gli aspetti della Dea Madre.

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Venere di Willendorf 23000 a.C.

I Celti in Italia?

I Celti giunsero nella valle del Po, nell’Italia settentrionale, prima dell’inizio del IV secolo a.C.. Alcuni studiosi sostengono che siano arrivati attorno al 1000 a.C.. La prova più antica è un segno di confine scoperto presso Zignano nel 1827. I Celti costruirono insediamenti agricoli lungo la Valle del Po, a loro viene attribuita la nascita di molte città: Milano, Torino, Bergamo, Brescia, Vicenza, Como, Modena, Lodi, Senigallia, Bologna e Ancona.

Somiglianze?

I Veneti** era una popolazione di origine indoeuropea che abitava nella regione dell’Italia nord occidentale intorno al primo millennio a.C.. Sebbene, inizialmente, fossero stati collegati a varie popolazioni (Illirici, Greci, Celti e Orientali), gli studiosi, analizzando la lingua, attraverso le centinaia di iscrizioni, hanno sottolineato la notevole somiglianza con il latino. L’alfabeto, però, è di origine etrusca, con alcune innovazioni dovute alle differenze linguistiche.

I Veneti nel corso del III sec. a. C. convivevano con i Celti, i latini, che iniziarono a predominare sui popoli italici. Lo storico romano Polibio evidenziò la somiglianza tra Veneti e Galli.

L’allora territorio Veneto, ricco di acqua e di pascoli, venne utilizzato dalla popolazione per l’allevamento dei cavalli, per i quali erano famosi in tutto il mondo antico.

Nella cultura irlandese Macha e Rhiannon hanno un aspetto equino come la Dea Epona.

… Epona, che nella scultura gallo romana di Lezoux, presso il Puy de Dome, è mostrata con la sua montatura e una cornucopia traboccante, simbolo tipico dell’utero fecondo della Grande Madre. In una rappresentazione bronzea del Wiltshire Epona è rappresentata seduta, con un pony ad entrambi i lati ed una patera in grembo che versa frumento. Il cavallo aveva un posto privilegiato, tanto in Britannia che in Irlanda.(…) Nella letteratura tradizionale irlandese, uno dei titoli potenti In Dagda è Eochaid Ollathair, cioè “Grande Padre Cavallo”. Tra gli amanti di Mebd, regina di Connaught, è Fergus mac Roech, “Fergus figlio del grande Cavallo”. Comunque il cavallo, come simbolo solare, era importante per tutti i popoli indoeuropei.

“Tradizioni Celtiche” di Ward Rutherford

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Proveniente dalla cultura “Celtica” di La Tène – 450-15 a.C.

I cavalli – Ekvo – avevano un ruolo importante anche nella cultura Veneta, sono stati infatti ritrovati centinaia di bronzetti (ex voto) a forma di cavallo e alcuni scheletri di questi animali all’interno delle necropoli.

Facendo un passo indietro, sappiamo che dal Neolitico fino all’avvento dell’età dei Metalli vi erano comunità che venerava la Grande Madre. Se diamo un’occhiata alle fonti storiche e ai ritrovamenti archeologici, scopriamo che a Este (PD) vi erano tre luoghi di culto dedicati alla divinità femminile Pora-Reitia, nome collegato al latino paro-pario (partorire, generare) o derivante dal greco poros (passaggio). Pora era la Dea del guado, della vita e della morte, della procreazione, del mondo vegetale, della guarigione. Dai ritrovamenti si intuisce l’ampia partecipazione dei Veneti. Sono stati infatti ritrovati coppe, vasi, monete, ex voto. Sono stati rinvenuti anche un elevato numero di fibule, tuttavia non si sa se fossero state donate o  collegate all’offerta di vesti.

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Dalle tombe degli antichi Veneti si evince anche la piena integrazione della donna nella società, e lo si evince dalla ricchezza degli oggetti. Dalle tavolette rinvenute a Este, scopriamo “le sacerdotesse di Reitia”, che probabilmente avevano un ruolo rilevante nella cultura Veneta. Le donne Celtiche, come quelle Venete, erano importanti per la comunità. Potevano ereditare e non perdevano i loro diritti dopo il matrimonio. Le donne celtiche potevano assumere il comando militare e naturalmente combattere.

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Le tre donne sono quasi sicuramente tre sacerdotesse Venete. Indossano un copricapo in pelle d’agnello utilizzato in Etruria e a Roma dai sacerdoti e dalle sacerdotesse

Non è ancora, invece, stata individuata la divinità Tramusiati/Tribusiati (sostituita gradualmente con Apollo), che ricorre nelle iscrizioni di Lagole. Il nome della divinità spesso è associata a Sainati (colei o colui che sana). Si pensa che sia una divinità collegata all’acqua o al nome del luogo o della comunità che vi abitava. Molti dei reperti trovati a Lagole risalgono al IV sec. a.C., e, al di là delle somiglianze con il mondo celtico, c’è chi vede in Sainati la Dea Pora.

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Ora, ho semplicemente “riassunto” un quadro complicato, e articolato, della storia, puntando i riflettori sul mio territorio, se dovessimo guardare cosa accadeva soltanto in Italia intorno al primo millennio a.C. ci verrebbe il mal di testa. Gli Antichi  indicavano i Liguri come i primi abitanti dell’Italia, e, dal Neolitico, avrebbero occupato gran parte della penisola con i Siculi. Dopo anni di studi si è concordi nel dire che il Ligure farebbe parte di un’area linguistica nord occidentale, e quindi rientrerebbe nella famiglia delle lingue celtiche.

Il fascino

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Cultura di La Tène III o II sec. a.C.

Da un punto di vista “archeologico” se guardiamo alla Cultura di La Tène comprendiamo l’alto grado di tecnologia del popolo della tarda età del ferro: carri, brocche, scudi, spade. Tuttavia, le culture di La Tène e  di Hallstat – tenendo conto che, soprattutto quest’ultima, sono suddivise in più fasi – sollevano tutt’ora alcuni dubbi sulla loro attribuzione. Ad ogni modo, se passeggiamo in qualche museo, noteremo alcune somiglianze tra i vari popoli e la loro bellicosità. Le armi (che non ho inserito, altrimenti dovrei scrivere un libro) aumentano e migliorano man mano che cresce il livello tecnologico o viceversa. La gioielleria, la qualità dell’impugnature delle spade e lo splendore degli oggetti domestici provenienti dal mondo celtico lasciano tutt’ora a bocca aperta. Però, non è la manifattura ad affascinare la mente delle persone, come potrebbe accadere ad esempio per la cultura Egizia. Ad alimentare le leggende, mutate in libri, musica, telefilm e film, è il corpus “letterario” legato alla cultura Britannica, Gallese, Irlandese, Bretone come Historia Regum Britanniae, i quattro rami dei Mabinogi (Mabinogion), Culhwch e Olwen… I romantici e la confraternita dei preraffaelliti hanno cibato quella che io chiamo “mappa dell’immaginazione”, dimenticando analisi storiche e cronologie. Un tempo raccoglievo le tradizioni e le favole dei luoghi in cui andavo, oggi mi rendo conto che, non avendo  un nostro “Re Artù”, la maggior parte delle storie stanno scomparendo per sempre o mutano in favore di tradizioni non propriamente autoctone.  Il folklore scozzese, ad esempio, è pieno di tradizioni, come quelle legate al sorbo rosso, che, toh, magicamente rientrano “nell’immaginario celtico”***.

… all’epoca in cui le storie vennero messe per iscritto, essi non appartenevano più ad alcun ordine religioso ed erano diventati cantastorie e bardi. Questa gente le abbelliva per renderle più appetibili per l’uditorio e intensificava quegli aspetti che risultavano più graditi perdendo così, nel processo, molta della loro sacralità.

da “Tradizioni Celtiche” di Ward Rutherford

 

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Oggetti della Cultura Retica, popolazione pre romana, stanziata nella regione delle Alpi centrali e orientali, parte della Baviera e della Svizzera

***

Fonti:

Popoli Italici di Delia Guasco

I Celti di T.G.E. Powell

Tradizioni Celtiche di Ward Rutherford

Storia dei Celti  di Elio Rosati

Nel Tempo della Dea di Anna Maria Ronchin

I veneti di Loredana Capuis

I Druidi di Stuart Piggot

L’impero dei Celti di Peter Berresford Ellis

Museo nazionale Atestino

Museo naturalistico archeologico di Vicenza

Museo Naturhistorisches di Vienna

Castello del Buonconsiglio Trento

Foto vetuste di SimonaEmme

 

*”Figlie delle Terra” di Crystal Rain, di cui parlerò in futuro e che potete trovare su Amazon.

**la scelta è caduta sul popolo Veneto semplicemente perché sono per metà veneta.

***Con questo non voglio dire che non siano un buon nutrimento per l’anima, anzi, tendo semplicemente a separare l’archeologia dalla mitologia.

 

***

Ogni territorio ha la sua storia e le sue leggende, leggende quasi scomparse dalla memoria degli uomini…

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Altar Knotto

L’altar Knotto, ad esempio, era considerato un altare pagano, la tradizione racconta che i Cimbri, che abitavano l’Altopiano dei sette comuni, offrissero sacrifici in onore degli spiriti della montagna. Con l’arrivo del Cristianesimo gli abitanti della zona chiamarono il luogo “El scagno del Diavolo” o “La pria del Diavolo”.

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