365 giorni di ordinaria follia – riassunto

Quando lasciai il mio lavoro, quasi quattro anni fa, lo feci per iniziare una nuova vita. Le cose non sono andate come speravo. Accade.

Il saper scrivere sufficientemente bene ma non così bene, o il saper zappare la terra ma non da trarne un lavoro, mi fa sentire una persona irrealizzata. Non ho mai capito fino in fondo come si sentano gli altri. Quelli del lavoro ventennale, della casa con i battiscopa – non la spiego -, dei colloqui scolastici. Mia madre mi insegnò a guadare in alto, e io ho sempre tentanto, se non altro, di dimostrarmi all’altezza della situazione. Qualsiasi situazione. Ma, citando il Padrino, più si va in alto più il fetore aumenta. Se penso ai social, inciampo spesso in persone che si dilettano a dileggiare il prossimo per la “cattiva scrittura” o per qualche facezia di poco conto. Se solo queste persone si vedessero come sono realmente…

Insegnare è una virtù. Rara. Appartiene ai forti. Un mio ex capo mi correggeva senza farmi sentire un’idiota, nonostante avesse un pessimo carattere. Chi non ha un pessimo carattere? Sarà che non mi sono mai sentita un genio, ho sempre vissuto cercando di trasmettere agli altri “il mio mondo”: frasi, viaggi, favole, racconti, foto, elaborazioni grafiche. Non riesco a prendermi sul serio. Mi sono sempre sentita un pesce dentro ad una boccia. Per il carattere bipolare, per la smania di raccontare, per la voglia di conoscere, per la cultura eclettica – incompleta -, che non piace a nessuno. Né carne né pesce. “Gli strani”, diciamolo, funzionano al cinema. Così, passo da Eminem a Frank Sinatra, da David Sylvian a Calcutta, da Ivan Graziani alle CocoRosie, da “Hereditary” a “Guerre stellari”, da “Quarto potere” a “Prima della pioggia” o ancora da “Dark” alle “Scream Queens”. Senza dover spiegare, etichettare, generalizzare, smontare e pretendere che gli altri siano come me, meno di me, più di me. La gente si lamenta, sempre. Sfogarsi fa bene, ma ho sempre pensato che ci debba essere un limite, un confine. Un prima e un dopo. Un punto. Un inizio. Una fine e ancora un maledetto inizio. Non è così. Si dileggia, si scredita, si maledice, si sminuisce. E io io io io io io e ancora IO. E a volte mi sento messa in panchina. Tra quelle che in fondo non sanno cosa voglia dire la parola “carriera”; tra quelle che non sanno cosa voglia dire crescere, perché madre lo sono stata solo per qualche settimana; tra quelle che vorrebbero essere buone, ma lo sono soltanto quando si ricordano; tra quelle che avrebbero voluto studiare, ma c’è sempre qualcos’altro. Una distrazione, un lavoro, un parente, una malattia, una perdita e probabilmente tanto amore. E la vita a me piace. Anche quando non sono compresa, accettata, vista, ammirata, amata, capita. Soprattutto. Anche quando mi si dice che non sono abbastanza, e me lo si dice ogni volta che leggo i post di chi ostenta il proprio intelletto, ma che di intelletto ha solo la I. Di imbecille. Dal basso ho imparato tante cose. Le persone che additano, criticano e si auto-aggiudicano il premio, in fondo, a ben guardare, non sanno nulla della mia vita o della vita altrui. Della vita in generale. Giudicano dall’alto della loro onnipotenza. Giudicano: urlando, sorridendo, cinguettando. Giudicano, sempre. Non si fermano mai. Giudicano in base alle loro esperienze, come se le “loro esperienze” fossero il TOP, nel bene o/e nel male. Spesso nel male. E di tanto in tanto ti chiedi se la loro “amicizia” sia frutto di uno sbaglio o se quando scrivono, sottolineando quanto siano importanti le parole, pensino che chi li legga sia stupido.

Ognuno ha una storia.

Ho scritto due racconti, e un’amica mi ha aiutata a migliorarli. E il solo fatto che sia riuscita, nonostante i corsi, il lavoro, la famiglia, la casa, i cani a portarli a termine per me è già una vittoria. Mi sarebbe piaciuto, ve lo dico col cuore, averli scritti “divinamente”, per orgoglio, amor proprio, sfida. Ma non ho l’età che aveva Andersen* (quello delle fiabe) quando imparò la grammatica. Non so manco se sia una giustificazione, ma, come dico sempre, tant’è!

Io non sono fortunata perché ho cose, ma perché ho immaginazione!

* Andersen inizialmente faceva molti errori grammaticali. La caparbietà, lo studio e la fantasia lo hanno reso il più grande racconta storie del mondo.

***

Le foto appartengono alla sottoscritta – quasi tutte turistiche

 

Gennaio

Ricordi dalla strada romantica

La città di Willy Wonka

Ma come si fa a non amarla?

Non amo il Natale perché sono “sempliciotta”, amo il Natale perché voglio crederci fino in fondo!

Nördlingen

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Di Füssen ricorderò sempre questi splendidi dolci e la festa del primo dell’anno (primo gennaio 2019)

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Porterò con me le splendide “cartoline” fotografiche

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… il sogno “mancato” di un Natale a Rothenburg

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Non scorderò il quartiere Fuggerei di Agusta

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La religiosità della strada romantica

Di gennaio ricorderò Chiusa, – da qui prendono vita un paio dei miei racconti -, e la neve che riesce ad abbellire anche una delle parti più brutte della mia città.

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Foto dal cellulare
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Foto dal Cellulare

Febbraio

Di Febbraio ricorderò soprattutto gli esami per il corso di fiscalista e i castelli dei dintorni.

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Marzo

A marzo ho visto la mostra di Salgado, uno dei miei fotografi preferiti, nella città di Reggio Emilia. E mi sono commossa, non poteva essere altrimenti. Sto invecchiando.

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Foto di Salgado

Un tempo avrei raccontato di questo o quell’altro viaggio/ingiroingiro attraverso qualche frase o foto, soprattutto foto. Oggi tendo a tenermi tutto dentro. Le immagini sono davvero tante. Tante.

La strada di Matilde

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A Canossa ho scoperto Matilde, la sua forza e la terra “ostile” in cui si ergeva il castello.

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Sotto… il castello di Sarzano

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Aprile

La primavera è fatta di fiori e ovviamente di Pastiera napoletana 😉

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Questo è uno dei più bei ricordi dell’anno. In gita all’Oasi di Casale con mia nipote e mio marito. Poi, vabbeh, mia nipote è un BIJOUX!

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Gita a Cesenatico – quando Stefano decise di gareggiare per la caccia al tesoro con il suo Metal detector

Maggio

A maggio svolgevo l’attività di fiscalista (lavoro stagionale), ma, si sa, a me piace fotografare la natura… e ho scoperto una “Madonna del latte” ad Arquà Petrarca (PD). Sulle “Madonne del latte” vi lascio un link. C’è gente più competente in materia.

Concerto da ricordare: Dead Can Dance a Milano!

Madonne del latte: https://ladeamadrenelnorditalia.blogspot.com/

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Giugno

Che lo dico a fare?

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Luglio

Tra Mar Baltico e Danimarca

Agosto

Ancora Germania

Di Agosto ricorderò la mitica Goslar, non lontana dal Monte Broken. Paese di streghe, leggende e scaglie di drago.

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E nuovamente sulla Strada Romantica

Settembre

Il mese dei musei e delle mostre. In questo periodo ho incontrato finalmente una bellissima persona: Elena C.

Foto dal cellulare:

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Museo della Stampa – Bassano Del Grappa
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Mostra dei Preraffaelliti a Milano

Alla scoperta dei luoghi abbandonati…

Ottobre

E’ il periodo dei funghi.

Ho perso una persona che conoscevo da anni e che credevo amica. Quelli che ci “vivono” male non meritano un secondo del nostro tempo. 

Le foto sono tantissime. Amo fotografare. Come dicevo, oggi mi limito nel “mostrare”.

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E ho rivisto nuovamente i boschi distrutti. Il clima è cambiato, non è fantascienza.

La natura, però, si trasforma e si difende. Sempre.

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Novembre e Dicembre

E’ stato un anno particolare. Un anno fatto di fulmini e saette. Un anno di “rotture” e ascolto. Ho iniziato un lavoro nuovo in novembre, questa volta “seriamente”.

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Abbiamo perso Oliver. Era un cane anziano. Forte, coraggioso, impetuoso, ingordo, curioso, imprevedibile. Non stava mai fermo. Mai. Rispetto alla sorella, si metteva sempre nei guai. Questa estate aveva infilato il muso in un nido di vespe, e nonostante le decine di punture e la corsa dal veterinario, era sopravvissuto. Poi, improvvisamente si è ammalato. Aveva il cuore debole. Non mangiava più, non beveva più, eppure resisteva. L’ho visto arrampicarsi su per le scale, per vedere il suo prato, il suo territorio, la sua casa. Stefano, prima dall’eutanasia, lo ha fatto camminare in mezzo all’erba. Non è stato facile scegliere, vestire i panni di una divinità. Non è stato facile vederlo senza vita. Oliver era il migliore. Il mio preferito. In fondo, lo ha sempre saputo.

***

Questo anno lo ricorderò per le torte, i dolcetti, la casa di panpepato, lo sciroppo ai fior di sambuco e le marmellate. Lo ricorderò per “Racconto Gotico”, che nonostante i refusi, mi ha dato tante soddisfazioni. Non sono diventata ricca o famosa, ma nel mio piccolo è stata una vittoria. Ricorderò quest’anno per i racconti, che pubblicherò su Amanzon a gennaio 2020: “Alla ricerca di Agata” e “Al tempo dei lupi”. Non solo ho terminato quello che ho iniziato (corsi, lavoro stagionale, racconti e progetto 365 giorni primo anno su Facebook) ma per la prima volta ho detto “NO”.

Non so cosa mi riservi il futuro, ma mi auguro meno pasticci e più soddisfazioni. E, dopo un anno di “umor nero” e quattro giorni di “sospetta labirintite”, posso affermare con certezza che “la salute è tanta cosa”. Non lamentatevi ogni due minuti, siate come Oliver!

Ringrazio Elena C., Lunaspina e Natasa per l’amicizia. E soprattutto Simona Cordara – la mia correttrice di bozze – per l’aiuto e i consigli che mi ha dato in questo mese. Ringrazio Raffaella, Claudia G. e Tullia e tutti coloro che mi hanno seguita e letta. Grazie di cuore. Ma grazie davvero!

E vabbeh, chiudo con altre foto… Naturalmente.

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Madonna del Latte – Cattedrale di S. Vigilio Trento

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Foto scartate 2019:

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2 pensieri riguardo “365 giorni di ordinaria follia – riassunto

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