Mostra – vita semplice –

Al momento le mostre e i musei sono chiusi, la mia casa abbonda di pezzi vintage e il pc di foto museali. Ho pensato così di creare delle mostre virtuali che aggiornerò settimanalmente.

Seconda parte, la prima la trovate QUI

Quando, una decina di anni fa, visitai il museo all’aperto di Gutach (Germania – Foresta nera – Baviera) rimasi colpita dalla semplicità delle case e dalla bellezza del luogo. Si riesce a toccare con mano la storia, a viverne gli odori, le vibrazioni, la cultura. Il Vogtsbauernhof, l’edificio da cui prende il nome il museo, risale al 1612, le altre strutture sono state smantellate dalla loro posizione di origine e ricostruite.

Non sono un’antropologa, però mi piace confrontare le diverse epoche e culture. Le case di Gutach, con i loro tetti di paglia, mi hanno ricordato il Bostel di Rotzo (VI): un sito archeologico della seconda età del ferro (V secolo a.C.). L’abitato sorgeva a 850 metri di quota e, secondo lo studioso Pellegrini, “Bostel” significherebbe “rovine di un castello”. In verità il villaggio di montagna durò fino al II secolo a.C.. Secondo gli archeologi il tetto che sosteneva gli edifici era spiovente, e, come per le strutture visitate in Germania, una parte dell’abitato era adibito a magazzino.

Sotto la ricostruzione di un edificio di Bostel.

Somiglianze di questo tipo le troviamo spesso quando parliamo di luoghi montani, boscosi, freddi. Le abitazioni rurali e montane cambiano a seconda del territorio. Ad esempio in Francia, non lontano da Gordes (Provenza), troviamo il villaggio “Des bories”. In quella zona, un editto reale del 1766 concesse il permesso di disboscare. Le capanne sono state costruite con lastre di pietra calcarea estratta dalle colline. Gli abitanti del villaggio coltivavano mandorli, ulivi, gelsi, viti e erbe aromatiche.

Strutture simili le possiamo vedere nei paesi caldi o nei luoghi in cui si possono ricavare le pietre. A Minorca, intorno al 2400 a.C., gli abitanti utilizzavano il metodo di “muratura in pietra secca” per costruire necropoli, abitazioni e templi. I contadini impiegavano le pietre accumulate nei campi per creare i famosi muri minorchini.

Nella seconda foto a destra: Sito archeologico di Torre d’en Galmés – Minorca 1300 a.C.

Ogni volta che visito un sito, un castello o un’abitazione più o meno antica, mi domando come doveva essere vivere in una certa epoca. Per questo motivo mi affascinano le pentole vecchie, i mestoli di rame o le acquasantiere. Sono attratta dalle cose apparentemente banali: dall’accensione del fuoco all’illuminazione delle candele, dal riscaldamento al cibo. Come si nutrivano? Cosa provavano?

Dal Castello Thun (TN)

Dal castello di Stenico (TN)

Stampi per dolci -XVIII – XIX secolo – manifattura trentina

Mi piace osservare, fotografare, gli affreschi, i quadri che si sono susseguiti nelle varie epoche. Da alcune immagini possiamo capire i costumi, le abitudini, i comportamenti degli uomini. Le chiese, i monasteri, le abazie, come i castelli, riescono a donarci una visione di “come eravamo”. Il Medioevo, ad esempio, è un mondo pieno di colori.

Affreschi Duomo di Spilmbergo (UD) – il secondo è trecentesco.

Spesso sentiamo dire “ritorno alla natura”, “ritorno alla terra”, ma, a ben guardare, non sappiamo cosa voglia dire vivere in un un certo modo. Le nostre comodità, fatte di smartphone, televisione, auto, riscaldamento e aria condizionata hanno poco a che fare con il passato.

Interno di una casa del quartiere di Fugger ad Augusta

Non sono religiosa, tuttavia, come dicevo, mi affascinano le acquasantiere.

La prima volta che ne fotografai una fu a Gutach nella Foresta Nera. Da noi mi hanno raccontato che le acquasantiere si utilizzavano a coppia accanto al letto. Prima di dormire, si intingevano le dita nell’acqua santa e si faceva il segno della croce. A Gutach, invece, le acquasantiere le ho viste appese vicino alle porte.

Su un libricino, “Rimedi – salute e malattia dei nostri nonni tra superstizione e magia, sapere e ignoranza, buonsenso e Santi da pregare” di Anastasia Zanoncelli troviamo:

Molte le formule che accompagnavano il segno di croce fatto con la mano intinta nell’acqua benedetta:

“Acqua santa che mi bagna, Gesù Cristo che mi accompagna, brutta bestia (il demonio) via da qui, Gesù Cristo venite da me”.

E ancora:

Anche l’acqua era legata poi a culti scaramantici: come il pane, non si doveva negare a nessuno. Non si doveva berla di notte, perché l’acqua di notte chiama la morte.

Alcune delle mie acquasantiere (moderne e antiche), c’è anche un ex voto, se riesco ne parlerò in futuro.

Le foto sono state scattate:

Foresta nera – Germania 2010 (epoca 1600 circa)

Bostel – Vicenza 2014 (epoca V secolo a.C.)

Gordes – Francia 2016 (dal 1766)

Minorca – 2018 (il sito archeologico risale al 1300 a.C.)

Provincia di Trento – 2016 – 2017 (mobilio ottocentesco – alcuni pezzi sono del 1700)

Spilimbergo – Udine 2014 (affreschi trecenteschi, non ne sono sicura)

Augusta – Germania 2019

Vicenza 2020

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