Onde

Virginia

Talvolta, quando inizio a scrivere, penso alle scrittrici. Alle loro parole. A tutti quei frammenti che compongono la storia.

Un tempo pensavo di essere una brava lettrice. Con il passare degli anni ho capito che per me la letteratura è come una nuotata tra i boschi. Un tuffo in un prato. Niente di più. Niente di meno. Lo ammetto, mi sarebbe piaciuto scrivere come Virginia Woolf.

Avrei voluto posare la penna sui petali dei fiori. Denudarli e rivestirli con i colori dell’arcobaleno. O forse avrei voluto striare le case di ragnatele dorate.

Compro un’infinità di libri e leggo decine e decine di articoli ogni giorno. Spesso mi annoio. Virginia, invece, non mi delude mai.

Cosa mi aspetto dalla scrittura? La polverina sulle ali delle farfalle.

Rubricherò le mie frasi. Sotto F si troverà “Polvere di farfalle”. Se nel mio romanzo descrivessi il sole sul davanzale, guarderei sotto F e troverei polvere di farfalle. Sarà utilissimo. L’albero “ombreggia la finestra con le sue dita verdi”. Ma ahimè! La mia attenzione si disperde presto…

Le onde – Virginia Woolf

Di Virginia mi piace l’apparente semplicità. Ammiro le sue frasi, la naturalezza nel rincorrere i pensieri. E’ sempre così elegante. Profonda. Riesci a scorgere il clamore che fa la piuma quando cade. Percepisci il leggero movimento della tenda dietro al divano e il brusio della luna sopra le case.

“Non vi muovete, non fate sì che la porta tagli a pezzi quel qualcosa che abbiamo creato, che si arrotonda qui, tra queste luci, queste bucce, queste briciole sparse sul tavolo e questa gente che passa. Non vi muovete, non ve ne andate. Tenetelo fermo per sempre”.

Le onde – Virginia Woolf

Lo stile di Virginia è puro e allo stesso tempo complesso. La sua prosa è un mosaico di emozioni. Il tempo domina la narrazione. Pensate a “La signora Dallowey”, la scrittrice impiega centinaia e centinaia di pagine per raccontare la giornata di una donna e altrettante per inseguire “Orlando” attraverso i secoli. Come molte persone “sensibili” Virginia è ossessionata dal tempo.

“Niente che abbia più di vent’anni m’interessa” continuò. “Vecchi quadri muffiti, vecchi libri sporchi… li ficcano nei musei quando sono buoni solo da bruciare”.

“Sono perfettamente d’accordo”, rise Elena. “Ma mio marito passa la vita a disseppellire manoscritti che nessuno vuole”. L’espressione di sorpresa e di attonita disapprovazione di Ridley la divertiva.

“A Londra c’è un uomo molto bravo che si chiama John e che dipinge tanto meglio degli antichi maestri”, continuò Mrs Flushing. “I suoi quadri mi danno un’emozione… Non c’è niente di vecchio che mi emozioni”.

“Ma anche i suoi quadri invecchieranno”, intervenne Mrs Thornbury.

“E allora li farò bruciare…”

La crociera – Virginia Woolf

A volte, quando inizio a scrivere, penso a Virginia. All’odore delle parole. Al suono che farebbero se si posassero su un prato.

Un’ora, una volta entrata nel bizzarro elemento dello spirito umano, può allungarsi di cinquanta o cento volte la sua durata d’orologio; al contrario, un’ora può rappresentare, sul quadrante del nostro spirito, esattamente lo spazio di un secondo.

Orlando – Virginia Woolf

Fotografie e testo di SimonaEmme.

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