Andai nei boschi per ritrovare il cuore

Ci sono luoghi che ricordano altri luoghi. Assolati pendii, piccoli scogli erosi dal mare, macchia mediterranea. Ci sono luoghi che profumano di ricordi, piogge di glicini e scorpacciate di bruscandoli. Altri che ti rimandano a vecchie letture, magari fatte su un treno. Altri ancora, aprono le porte all’immaginazione.

Mi piace camminare. Anche se, mi dico, dovrei correre.

Mi piace assaporare quello che mi circonda. Disimparare e imparare. Mi piace annusare, osservare, leggere la natura. Mi piace portarla con me, da qualche parte, nei miei ricordi. Mi piace meravigliarmi, fotografare, farmi coinvolgere. E non sarà mai abbastanza.

Mi piace (ri)scoprire nuovi sentieri. Farmi stupire dall’erica arborea o dai fiori di aglio selvatico. Infilarci il naso. Innamorarmi di qualche racconto. Qualsiasi. Immaginifico.

Fiori e ali di insetto. Sono il mio mantra.

A volte penso alle herbarie, alle donne condannate al rogo, a quelle buttate dentro a un manicomio. Poi, guardo la natura. Mi ci tuffo dentro. E capisco. Non è per tutti. Non è per chi corre senza guardare, non è per chi accende un fuoco e lascia lì lattine, non è per chi tratta le grotte e le cave come latrine. Non è per chi si ciba di tisane e favole delle malerbe. E ora so. So che le streghe non sono mai tornate, sono morte invano in una notte d’estate.

A volte sento di non riuscire a trasmettere la bellezza. Eppure è lì, da qualche parte. Tra le ombre degli alberi.

La bellezza è a pochi passi da casa, su un prato o in collina.

Ci sono luoghi che mi riportano in qualche racconto. E comprendo come si doveva sentire l’uomo. In quel mondo ancora selvaggio e pieno di leggende.

La mia piccola “Hanging Rock”

Petali e ali

Ci raccontiamo storie. Fotografiamo per mostrarci, raramente per mostrare. Navighiamo, approdiamo su terre selvagge, battute dai venti e le contaminiamo con carta, vetro, ferro, corde e plastica. Accendiamo i motori, corriamo, ci arrampichiamo, imprechiamo. Smog. Infine, ci raccontiamo favole della buonanotte e del “quanto è meravigliosa la natura”. Due battute, una pacca sulla spalla. E “il quanto sei bella” lo dedichiamo alla donna che sorride, “quanto sei affascinante” all’uomo che ammicca. Ascoltiamo e partecipiamo a discorsi senza senso e parliamo, parliamo, parliamo. E in tutto questo affanno ci dimentichiamo come tutto respira. Con e senza di noi.

La bellezza è racchiusa tra le pagine di un libro. Sogni di viaggi e orizzonti lontani.

Nel mentre sistemavo, per l’ennesima volta, la libreria, eccole le letture fatte in treno. Eccole, in fila… nel cassetto della memoria: Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides, Invisible Monster di Chuck Palahniuk, Soffocare di Chuck Palahniuk, Ali di Mishima, Novecento di Alessandro Baricco, Neve di Fermine, Cristalli sognanti di Sturgeon, L’ultima amante di Hachiko di Yoshimoto, Sly di Yoshimoto, Coroline di Gaiman, L’isola del tesoro di Stevenson, Il viaggio della strega bambina di Celia Rees, Picnic at Hanging Rock di Lindsay, Un’estate con la strega dell’Ovest di Nashiki (libro letto nell’ultimo viaggio in treno)…

Ogni libro accende una lucina: la mostra di Dave McKean, il concerto degli Air, il mio primo viaggio in Irlanda, il pomeriggio passato con Elena C. a Milano. Ogni testo conserva e celebra un momento. E ora ho voglia di riprendere la scrittura feroce di Palahniuk o di perdermi da qualche parte con Celia Rees.

O forse ho voglia di creare storie, più per me che per gli altri, e rimanerci rintanata fino alla prossima primavera.

La me trentenne scriveva: “… perché mi sarebbe piaciuto fare grandi cose. Passare gli attimi della mia vita fotografando. Mi sono accontentata di una macchinetta da quattro soldi, di sogni ripiegati in un cassetto. Quella piccola tasca che chiameresti speranze. Tu ridi, sì. Perché ti sei arreso da un pezzo e non riesci a cogliere il bacio delle farfalle. Perché, nonostante tutto, sono piccola. Dentro.

Giocando in un pomeriggio uggioso…

I miei post sono troppo lunghi. Troppe parole o troppe fotografie. Forse, non riuscirò mai a trasmettere quello che ho dentro. Quello che vedo.

Uno dei miei contatti, credo Taqamkuk (sebbene abbia chiuso la mia bacheca su Facebook, quella con troppi contatti, sto ancora in diversi luoghi e quindi mi scuso in anticipo), un giorno ha postato una canzone di Brel. Ora, di Brel non conosco praticamente nulla, ma su questo post ci sta bene (ci sta bene anche senza questo post).

Altrimenti…

SimonaEmme

***

Riscoperte della settimana, ho appena ordinato il libro e vi saprò dire.

https://rebeccaleaf.com/

https://rebeccaleaf.com/libri/

Al di là delle parole, adoro la cura dell’immagine, le fotografie… meraviglia.

10 pensieri riguardo “Andai nei boschi per ritrovare il cuore

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