Parentesi

Sono un po’ presa tra letture, “recensioni”, appunti, scritture, pulizie di primavera e hobby vari.

Vi sto scrivendo dalla stanza pericolosa. Ho in mente una storia, una storia che parla di petali e di vento, di ali e di miele. Di me. Soprattutto.

Aperta parentesi

In questi anni di esperimenti, letture e autoproduzioni, ho compreso quante stupidaggini girano in rete e quante persone cadono nella trappola. Un po’ come quando utilizzi aceto e bicarbonato per togliere il calcare dal lavello e ti scontri con la DURA realtà. O come quando prepari una torta, seguendo le dosi descritte magari da un sito famoso, e sai che una bustina di lievito è troppo per 200/300 gr di farina. Eppure, quasi tutte le ricette indicano una bustina di lievito. Il gusto cambia. Quando qualcuno mi parla di ambiente, salute e boschi non presto attenzione. Spesso quel qualcuno è il primo ad accendere il condizionatore o il riscaldamento appena cambia l’aria o a utilizzare l’auto per andare al giardinetto di fronte casa. Ma, se chiedete a certe persone se stirano, vi diranno che non lo fanno per non inquinare l’ambiente, oggi non sapere fare una cosa o non aver voglia di farla si chiama “preservare il pianeta”. Un po’ come quelli che non credono nella scienza o nella tecnologia, ma utilizzano lo smartphone per pubblicizzare il proprio lavoro (corsi, convention, video, libri, musiche e chi ne ha più ne metta) o per dimostrarvi quanto sono fighi quando abbracciano gli alberi. O come quelli che parlano di “diritti dell’uomo” e magari non si vaccinano (non fatemelo spiegare) o trattano le collaboratrici domestiche e i collaboratori domestici come dei bambini di cinque anni. Gli stessi che mangiano peperoni in inverno e arance in estate, e che poi si lamentano se vengono dalla Spagna. Gli stessi che si indignano per lo sfruttamento dei lavoratori ma che acquistano capi e cibo da pochi euro o votano per chi sta con gli evasori. E allora, il fare la cosa giusta diventa difficile, soprattutto quando in giro ci sono persone che vi raccontano fanfaluche. Così nascono i benaltristi e gli intolleranti, quelli che non vedono l’ora di sputtanare gli ambientalisti e le persone per bene. Benaltristi che a loro volta credono che Bill Gates infili i 5g nel braccio, senza sapere che il cibo, ormai, è pieno di sostanze chimiche. E la colpa è di quelli che venderebbero la propria madre per convincervi che la propoli è una sostanza prodigiosa, quando è semplicemente resina, o che la maca fa miracoli, quando è solo una pianta, o che vi dicono che un tempo non si moriva di parto, anche se non si sa bene cosa voglia dire “un tempo” o che, ancora, vi convince a seguire qualche strana dieta. Mi piacerebbe dirvi che non invecchierete se vi strafogate di mandorle, bacche di goji, semi di chia o che preserveremo l’ambiente se non stirate, ma in verità non funziona così. E non ce la si fa, e allora ecco: la posizione dell’albero, le lezioni di Reiki, le aperture dei chakra, le tende rosse, un bel respiro, uno due uno due, inspira e espira, una catenina tribale, un vestito ampio, un biscotto della salute, una passeggiata tra i boschi, meditazione a caso, qualche pianta di basilico e un bel selfie per l’occasione, ah un film su Netflix naturalmente. Amo gli ambientalisti, sia chiaro, ma la gente che vi dice di spalmarvi lo yogurt sulla pelle, di farvi uno scrub con gli avanzi del caffè e di utilizzare l’acqua della patate per pulire l’argento spesso non sa distinguere un’acacia da un frassino, un’ape da una vespa, un merlo da un tordo, una cincia da un passerotto, il mare dall’oceano e magari fa pulire i propri spazi agli adepti e alle adepte. Spesso frega il prossimo alla faccia di quelli che vorrebbero veramente preservare il pianeta, di chi veramente conosce la fitoterapia (e non la confonde con l’omeopatia) e di chi crede nel vocabolo “civiltà”. Vestirsi da figli dei fiori, giocare con il tamburello, mettersi una piuma tra i capelli e parlare di diritti non significa un bel niente se dietro non c’è niente. Disimparare per imparare. E tra parentesi sto ancora imparando.

Chiusa parentesi

Dal giardino spettinato

Musica del post

Together, arm in arm
In an avenue white and tall
Tower block buildings telling tales
This is Time is waiting on the floor
A from who
My friend is clawing at the dial
It tells us half past two
Tall doors opened up I leave my friend no fear
The jacket man with piercing suit
Is looking for a tear
He his words in monotonal hums
And draws a picture clear
Of Dali’s car, his silent self
An eye pierces like a spear
Tell me man, like or not
My time is short and soon
I’ll take your clock for Dali’s car
Take you spinning in the room
Spinning in the room
Spinning in the room

Peter Murphy – Mick Karn

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