Chissà domani se si potrà contare ancora… le onde del mare

elaborazione improvvisata (non elaboro immagini da aaannnniiii, e si vede)

Di cosa parliamo? Mi chiedi, mentre le auto corrono veloci. Un punto, una virgola, due punti. TIC TAC.

Sei depressa? Mi domandi, e nel frattempo siamo in agosto. Potrei scrivere un’enciclopedia, farti un riassunto.

Mi piacciono le libellule. Non so se sia per la storia della metamorfosi incompleta o per le ali.

Mi piacciono le farfalle. Mi ricordano Benjamin Button. TIC TAC.

Se potessi farei una capriola all’indietro.

Di cosa cianciamo? Mi interroghi in tono stizzito. Hai visto quel film? Hai letto quel libro? “Ti piacciono le riviste di meccanica?”

Estate è una bella parola. Sa di vacanza, di pane con il miele, di api e sottobosco. Di peperonate, salite, scogli e quelle robe là. Di toast con il burro.

Ho sognato le stelle australiane, i Baobab africani, i fari gallesi. Mi sono ritrovata tra parentesi tonde e quadrate. Puntini di sospensione. Mentre i giorni passavano ho affogato le mie ansie nelle attitudini. Altrui. Fotografie, parole, ricami, lana cardata, resina, ricette, giardini. Capricci. “Come sei brava!” Davvero? Potrei scrivere un libro, farti un riassunto.

Frasi a caso. Foto scomposte. Pause. Bla bla bla. Battuta. D’arresto?

Scrub, latte detergente, maschera e creme. Chi sei? Chi sono?

Chili di troppo, capelli di alghe. Nido di insetti. Odore di buono. Tramonti in riva al mare.

Di cosa chiacchieriamo? Mi reclami, cercando di capire i miei gusti.

Fotografi ancora? L’ultima elaborazione grafica? Hai scritto un racconto? Lavori?

Cosa stai facendo? Galleggio.

Così mi appassiono alle cose. Raccolgo fiori secchi, preparo conserve e trappole per i calabroni. Sogno un’estate senza fine e un inverno sussurrato in un orecchio. Preparo ciondoli e pupazzi. Prendo appunti.

Mi infilo in bagno. Mi lascio scivolare l’acqua calda sulla pelle. Immergo la testa per alcuni attimi. Giusto il tempo per svanire da qualche parte. Ma non svanisco. Preparo una bibita. Assaporo il gusto delle erbe. Sanno di terra umida, radici e cortecce rugose. Forse scriverò una pagina, forse neppure quella.

Non trovo le parole.

Un tempo il cibo migliore lo chiudevano in cantina.

***

Mi mancano le mete, i progetti a lungo termine, i sogni, le chiacchierate sincere. Adesso, si finisce quasi sempre a conversare di politica, mascherine, green pass e dittature. Noia.

Mi alzo con la voglia di dormire in un cottage. Nella brughiera? Chissà. Di soggiornare in un castello. Immerso nella nebbia? E perché no? Di sorseggiare un tè nel deserto, di svegliarmi in un faro, di sentire, ancora una volta, il verde irlandese sulla pelle e la sabbia che sembra talco sotto le scarpe. Ma sopra ogni cosa mi piacerebbe trovare un po’ di umanità. L’umanità che si meraviglia per un albero, un tramonto sul mare, un panino improvvisato, un cielo stellato, una conchiglia bucata, un libro dimenticato, un maledetto sorriso. Ho voglia di ritrovare i compagni di viaggio di un tempo, che si stupivano dinanzi ai cortili in fiore di Cordoba o al Book of Kells a Dublino. Che si inchinavano davanti alle maestose statue di Abu Simbel e che col naso all’insù ammiravano El Khasneh al Faroun. Ho voglia di turisti che non si ammassano dinanzi ad una statua che piscia, che non ti spintonano per ammirare la spiaggia più bella – qualsiasi – (per poi deturparla) e che non si lagnano delle sciocchezze su Trivago, Google o Booking. Ho voglia di umanità ed equilibrio, in questa parte di mondo in cui chi ha la pancia piena si lamenta per tutto e non si meraviglia di nulla o finge di meravigliarsi. Un po’ come quelli che cianciano di erbe e nuvole, di conchiglie e insetti senza averli mai capiti davvero. Umanità e equilibrio, pianeti perduti.

Di cosa parliamo? Mi domandi, mentre il “Come stai?” scivola tra le pagine di un estate che poteva essere e che non è. Potrei scrivere un saggio, farti un riassunto.

***

La mia estate in una ventina di foto (non ho scelto “le più belle”)

Gli scatti sono stati “ridotti” e possono risultare poco nitidi

Abruzzo:

Reliquario di S. Bibiana – XVII – XVIII secolo a Guardiagrele
Crecchio
S. Angelo di Palombaro
Monastero di San Martino in Valle

Marche:

Gradara – Castello – Camera di Francesca
Gradara
Gradara
Loreto
Loreto
Urbino
Urbino
Opera di Gianni Calcagnini

Emilia Romagna

Saludecio
Saludecio

Vita estiva – modelle/i sconosciute/i

Emilia Romagna

Onferno – dove dormono i pipistrelli

***

2 pensieri riguardo “Chissà domani se si potrà contare ancora… le onde del mare

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