L’inganno dello sbadiglio

Ed eccola l’estate fuggire da qualche parte, tra un libro e una fotografia. E di libri ne ho letti e sentiti tanti, soprattutto quando cucino. Li ascolto. Mi sono cibata di parole e storie altrui. Ho sfamato la mia fantasia di costellazioni, oceani, fantasmi e tragedie. Ho pianto. A volte di nostalgia, a volte di gioia. Ho camminato in punta di piedi sul prato, a caccia di ali, antenne e fiori.

Qualcuno ha detto che le mie fotografie sono noiose, prive di contrasti e a me piace dare un titolo a certe affermazioni: La vita monotona dei petali o La tediosa esistenza degli insetti o, ancora, La disarmonia delle forme. Perché, forse non ve l’ho detto mai, con i titoli ci so fare.

Ho sempre avuto un debole per gli artisti e le artiste, hanno la capacità di vedere quello che non vediamo: sopracciglia corrugate, sorrisi abbozzati e coperte di nebbia. Nel mentre provo a terminare un paio di progetti, per non sentirmi in colpa monto un piedistallo per piante dell’Ikea, un Lantliv per l’esattezza. Sebbene il vocabolo sia svedese, di colpo penso alla Danimarca, al baretto immerso nel nulla. Poi, con la mente finisco in Vallonia (Belgio), infine in Irlanda. Nella mia testa arriva un’immagine: non date da mangiare ai cinghiali. La parola Lantliv inizia a starmi simpatica, finché non mi ritrovo con una vite spanata e cinque cacciaviti a stella tra le mani. In quel momento avverto un odore familiare: disinfettante. Lantliv puzza di ospedale? Mi chiedo se assocerò mai la brughiera irlandese a qualche sterilizzante. Lysoform? Mi domando se gli artisti si perdono in queste congetture; se farò mai delle vere MACRO e se mi piacciono le MACRO; se smetterò di amare la scrittura altrui; se riuscirò a perdonare i monotematici e le mie inattitudini; se imparerò la tecnica, qualsiasi tecnica, e se sarò indulgente con chi parla di tecniche che non conosce. Se, se e ancora se. In fondo volevo solo fare la bibliotecaria. La folclorista. La fotografa. La botanica. L’entomologa. La poetessa. La pirata.

A volte mi sento come Emily Dickinson, e non per il genio. Così, mentre il mondo lavora mi ritrovo a inseguire libellule.

La marmellata di sambuco quest’anno non l’ho fatta.

***

Natura tediosa (così dicono) di fine agosto

Post scriptum: tornerò seriamente in settembre. Seriamente si fa per dire.

***

Musica del post

(l’unica canzone decente dei Menswear, non credo ci siano fan)

Slowly shifting, gently drifting
In your arms, I’m quietly breathing
Silent dreaming, thinking, yearning
Hoping for a better journey
Understanding what I’m planning
You’re so blind you flounder drowning
Moving closer, floating over
Sinking into seas of colour
Feeling lighter, darker, brighter
Consciousness begins to falter
Holding you I start to wonder
Pull you out or drag you under
Breathe deeper, daydreamer
Slowly shifting, gently drifting
In your arms, I’m quietly breathing
Silent dreaming, thinking, yearning
Hoping for a better journey
Understanding what I’m planning
You’re so blind you flounder drowning
Breathe deeper, daydreamer
Moving closer, floating over
Sinking into seas of colour
Feeling lighter, darker, brighter
Consciousness begins to falter
Holding you I start to wonder
Pull you out or drag you under
Breathe deeper, daydreamer

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