Il mattino

Mi sono svegliata un mattino e non c’ero più.

E allora mi sono nascosta nelle mie piccole cose. Come Emily, prima di me.

***

Non mi interessa tirare le somme, preoccuparmi di battaglie o ideologie che mi appartengono in parte. Ogni volta che leggo di strumentalizzazioni, poteri forti, povertà, il mio cervello fa un tuffo nel passato, tra scartoffie e frasi fatte. Ricchi, meno ricchi, partite IVA, impiegati… nessuno voleva e vuole pagare, contribuire. Oggi quelle “frasi fatte” sono uscite dagli uffici. Mi sento come il Capa:

Non ho mai lasciato la Nigeria
Con i miei risparmi chiusi dentro il palmo
Non ho mai sfidato la miseria
Nei deserti caldi chiuso dentro un camion
Vivo le mie storie, magari
Chiuso in casa come Salgari

Talvolta, navigando in rete, sento parlare di poesia e di stagioni come fossero materia d’esame o briciole di una spiritualità acquisita. Ci si schiera perfino per un fiore o una foglia. La natura va vissuta, ascoltata, compresa. Il resto sono parole. La natura è come l’amore, l’amicizia. Non si calcola, si vive.

Ho affondato le mie mani dentro la terra e ne sono stata rapita. Ho imparato a osservare. A tacere. A riflettere.

***

Sono invecchiata di colpo. Mi sono svegliata un mattino e non c’ero più. Svanita da qualche parte. Eppure, mi sono detta che avrei potuto fare qualcosa. Fotografare, dipingere, ricamare, cucinare, addobbare la casa. Scrivere. Più scrivevo e più mi rendevo conto che mancava la musa, la magia, l’ispirazione, il pubblico, l’amicizia. Vera. Quando si è donne è complicato. Ci si aspetta: un figlio, un lavoro, un figlio e un lavoro, la bellezza e la simpatia.

E allora mi sono nascosta. Da qualche parte.

***

Il segreto delle piccole cose

Gennaio

Febbraio

Marzo

Aprile

Maggio

Maggio giugno

Giugno e il mio giardino spettinato

Luglio

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre

Dicembre

Il segreto delle piccole cose

Non sono “cattolica”, ma Animista (Agnostica, quasi Atea), tuttavia, e il tuttavia credetemi ci sta, ho un grande rispetto per tutte le filosofie, spiritualità e religioni, meno per chi commercializza tutto, ma, e il ma credetemi ci sta, non me ne frega nulla. Non ci sono differenze tra chi vende quella cosa da quell’altra cosa, ci si convince che ci siano. Ognuno è libero di credere in quello che gli pare. A casa mia non mancano i simboli religiosi. Mi piacciono, li colleziono. Alcuni lavori sono miei (eh beh) e la stella marina è stata raccolta morta sulla spiaggia.

Auguri di cuore a chi passerà di qua…

***

***

In merito alle donne

Quando mi è stato detto “sei femminista e non parli mai di donne”…

In fondo per fare la pasta madre ci vuole acqua, farina, amore e tempo. Acqua, terra, fuoco e aria.

Un tempo le donne che conoscevano “il respiro” venivano giudicate. Invidiate. Bruciate.

A volte penso alle herbarie, alle donne condannate al rogo, a quelle buttate dentro a un manicomio. Poi, guardo la natura. Mi ci tuffo dentro. E capisco. Non è per tutti. Non è per chi corre senza guardare, non è per chi accende un fuoco e lascia lì lattine, non è per chi tratta le grotte e le cave come latrine. Non è per chi si ciba di tisane e favole delle malerbe. E ora so. So che le streghe non sono mai tornate, sono morte invano in una notte d’estate.

(post scritto a marzo 2021)

In questi giorni ho letto articoli, post, perfino libri dedicati alle grandi donne del passato. Ho ascoltato dibattiti, interviste e monologhi. In questi anni non ho fatto altro che udire discorsi sulla parità, mai sull’educazione, sulla forza, mai sul rispetto, sull’impegno, mai sull’amicizia, sul coraggio, mai sulla nostra storia. In questi anni ho incontrato donne che si vantano di aver studiato o di non aver studiato affatto, di amare il proprio lavoro o di non averlo mai amato, perfino di non fare nulla o di aver conseguito corsi – pagati da altri -. Non si insegna l’amore, la curiosità e la passione. Si gareggia per qualsiasi cosa: dal cibo al giardinaggio, dal ricamino alla fotografia pucciosa, dall’accudire i figli al non accudirli, dal truccarsi al non truccarsi, dal far sesso al non farlo per niente. Non c’è mai la voglia di ascoltare, apprezzare l’altra. C’è chi si vanta di non pulire casa e si dimentica le donne che negli ultimi duemila anni non hanno fatto che quello. Se ti lamenti, si palesa quella che ti deve mettere in riga o che sottolinea quanto lei sia sfigata come o più di te; se non ti lamenti, si manifesta quella che ti deve spiegare che lei non può fare come te perché lavora o ha figli, o lavora e ha figli, o una cosa a caso a piacere. Si discute di violenza sessuale e femminicidi senza mai arrivare alla radice del problema, senza mai partire dalle basi, senza chiederci cosa trasmettiamo agli altri. Nel nostro immaginario le donne coraggiose sono quelle famose, o quelle che hanno “studiato”. Tuttavia, vi stupirò, la nostra storia è fatta anche di commesse, calzolaie, segretarie, ragioniere, spazzine, poliziotte, vigilesse, ristoratrici, sarte, collaboratrici domestiche, casalinghe, madri, donne sole, sposate, divorziate, gattare. La nostra storia è fatta di donne che sono scese in strada per difendere i propri diritti e di donne che hanno protetto le proprie figlie. La nostra storia è fatta di leggi e articoli. La nostra storia è fatta di tessuti, abiti, ricette, coltivazioni, viaggi, fiori, mare, laghi, terra. Parole e silenzi. La nostra storia è fatta di torture, infibulazioni, violenze, manicomi. Di cura. Non ci sono lavori più o meno nobili, semmai lavori più pagati di altri. Non ci sono persone più intelligenti di altre, semmai persone più curiose di altre, più geniali di altre, più fortunate di altre. “La donna in carriera”, in fondo, si nutre con il cibo prodotto da altre mani e si veste con gli abiti cuciti da altre persone. A me piacerebbe che ci fosse un po’ di sana autocritica. Si accettano associazioni che non dovrebbero lucrare, ma lucrano. Si bypassa l’idea che “basta che se ne parli” o “che bel gruppo che siamo”, e ci si dimentica la singola persona. Sempre. Si ascolta la propria voce e mai quella dell’altra. Ci si offende per una sciocchezza e non si cerca il confronto telefonico o il faccia a faccia, si preferisce punzecchiare o casomai scrivere un post (tanto di moda), a volte un mese dopo, e accusare l’altra con illazioni da social e animosità represse (accaduto davvero qualche anno fa).

Raccontare la storia delle guerriere e dimenticare le altre significa tralasciare parte della narrazione. Per cambiare le cose dobbiamo comprendere cosa eravamo e cosa possiamo diventare. Dobbiamo contestualizzare, capire l’ambiente, le diverse culture. Non basta dire: “Ho studiato, sono arrivata o sono in pace con me stessa”. Non basta parlare di sorellanze o matriarcato, non basta fare i complimenti, né urlare ai quattro venti quanto si è forti, coraggiose o signore. Quando le parole non corrispondono ai fatti rimangono bugie.

Tornando, al vocabolo “lucro”, se ci convinciamo che una commessa o una collaboratrice domestica abbiano meno valore di un’imprenditrice, apriamo la strada, senza rendercene conto, anche alle imbroglione. Per questa società non è importante lo studio, la cultura, la persona ma il saper spacciare un bicchiere di acqua per un elisir di bellezza.

Quante volte abbiamo sentito commentare da una donna famosa che ne descriveva un’altra famosa: “E’ una grande donna!”? Quante volte abbiamo letto sui social o su una rivista una donna che si dipingeva forte? Chi stabilisce questi parametri? Dovremmo dosare i termini, dargli la giusta importanza.

Le donne, gli uomini, i bambini sono persone. Ognuna con una propria testa, cuore, sogno. E io, nel mio piccolo, ho sempre cercato di leggere e comprendere le vite dei personaggi meno noti.

Un pensiero riguardo “Il mattino

  1. Cara Simona,
    che bello leggere quello che scrivi e quello che, non sritto, sussura fra le righe, nello specchio delle tue immagini fotografate:nelle scintille e .. nelle ombre. Cosa resta dei nostri segni? oltre il risultato, proprio quelle scintille e quelle ombre e lo spostamento delle nostre azioni dentro di noi: Un cambiamento nell’ascolto, una visione? Attraverso le nostre azioni si manifesta un’opera che mi piace sentire non come un posesso ma un incontro). Le nubi passano e mutano. Le lucciole si spengono ad un certo punto del tutto, ma resta sempre qualcosa del loro volo. Silenzioso ed invisibile, diventa.

    Scusa la mia lungaggine !.
    Ti abbraccio.
    Tanti Auguri a te e Stefano per la Fine di quest’anno & l’inizio di quello Nuovo (che lo sia davvero!). 🙂

    "Mi piace"

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