Vardø

La Vigilia di Natale del 1617, muoiono 40 pescatori durante una terribile tempesta. Maren perde il padre e il fratello nella burrasca. Con il passare del tempo le donne più coraggiose rimettono le barche in mare, conciano le pelli e coltivano i campi. Con l’arrivo del sovraintendente scozzese Cornet le cose prendono una piega diversa. Ursa, la giovane moglie norvegese di Cornet, stringe amicizia con Maren, mentre il marito vede negli abitanti del villaggio la presenza del diavolo. Vardø è un luogo ai margini del mondo, lontano dalla civiltà, dove i lapponi vivono con la comunità “bianca” e le donne sono indipendenti…

Vardø di Kiran Millwood Hargrave è uno di quei romanzi che si fa fatica ad abbandonare. Al di là di qualche imprecisione storica, la vicenda ci trascina negli abissi dell’animo umano. A Vardø si sente l’odore acre del sudore, del fango, del fuoco. Si avverte la fatica, la fame, il freddo. Più di altri racconti percepiamo l’impotenza delle vittime, l’ignoranza del carnefice. È una storia dell’orrore, in cui i cattivi non sono mostri spaventosi ma uomini e donne come noi.

Grazie alla penna di Hargrave, ripercorriamo la versa storia accaduta a Vardø. Nel 1617 una terribile tempesta distrusse una flotta di pescherecci. All’epoca i Sami e i cristiani vivevano fianco a fianco. Con l’aumentare dei sospetti, furono processate e uccise molte donne.

Le ambientazioni meravigliose e i personaggi femminili sono il punto di forza del libro. Hargrave ha la capacità di mostrarci la bellezza contrapposta alla crudeltà. Ho apprezzato la cura dei dettagli, dal cibo al vestiario.

La scrittura di Hargrave toglie il fiato, oscilla tra poesia e tragedia. Vardø è una storia di amore, passione, coraggio, ma anche di sangue, isolamento e orrore.

La burrasca arriva in uno schiocco di dita. Così ne parleranno nei mesi e negli anni a venire, quando smetterà di essere solo un dolore sordo dietro agli occhi e un’oppressione alla base della gola. Quando infine entrerà nelle storie.

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