Un mondo incantato

Non ho figli. Le mie cose finiranno al macero o sui banchi di un mercatino. Di me non rimarrà niente, se non qualche racconto o post strampalato. Forse nemmeno quelli. Nessuno dei miei nipoti ha preso da me, un po’ mi dispiace.

Ogni volta che leggo un racconto, un articolo o vedo un film si accende una lucina. Ogni cosa rimanda a un’altra cosa: un viaggio, una scoperta, un testo, una storia, un personaggio. Possiamo insegnare la disciplina, lo studio, il metodo ma non la curiosità.

A me piace viaggiare, camminare, osservare, imparare, provare, annusare. Ieri sera, tornata da una gita, ho raccolto dei fiori di sambuco, un ramo di lavanda (tra le mie lavande ne ho una che è precoce) e uno di rosmarino. I miei “profumi” preferiti. Se fossi una pittrice disegnerei papaveri e mughetti. Se fossi un maestra profumiera inventerei nuove essenze. Avrei potuto fare “il naso”, me lo dico sempre o vivere nel paese dei fiori d’arancio.

La prima volta che vidi “Principessa Mononoke” fu in un cinema all’aperto. Avevo spruzzato un repellente per zanzare e sapevo di Citronella e sole. Perché in estate la pelle sa di sole. Man mano che le scene scorrevano, avvertivo l’odore degli alberi, della terra, degli animali. Miyazaki mi aveva portata altrove.

Dopo la visione del film, cercai le altre pellicole di Hayao Miyazaki e scoprii un mondo parallelo al mio.

Mi faccio prendere dall’entusiasmo. L’entusiasmo che hanno i bambini quando scoprono qualcosa di nuovo o rivelano un segreto. Non mi sorprendono i vocaboli ricercati, le frasi pompose, le ripetizioni, i finti poemi. Non ho mai compreso quelle e quelli del “voglio essere onirico ad ogni costo”. Non è che se leggo “Le nuvole sembrano dei cavalli in fuga” o “Le onde del mare lambivano la mia pelle” vado in brodo di giuggiole. E non lo faccio apposta a sembrare antipatica, lo sono, punto. Mi piace “la spontaneità”. La differenza tra un “turista” e un “viaggiatore” sta nei gesti. La perfezione si può insegnare. Il “mondo incantato” no. L’occhio no! A tutti noi piace essere apprezzati, ma c’è sempre qualcuno che è più bravo di noi, che è più ricco di noi, che è più bello di noi, che è più fortunato di noi. Eppure, molti finiscono per odiare, rimuginare e invidiare. Ieri ho visto una ragazza innamorata degli alberi. L’ho notata dal capo rivolto verso l’alto, dallo sguardo sognante nel vedere “le braccia dell’edera”. Ho notato il sorriso, il volto rilassato. La lentezza del passo. Avrei voluto fotografarla. Quando vedi una cosa bella è già tardi. Non è forse questa la vera “poesia”?

Ieri mi è capitato di vedere un ramarro verde smeraldo e una natrice dal collare. Il primo è stato veloce, la seconda si è nascosta tra l’erba… ma, ragazzi, che fortuna!

A Hayao Miyazaki che ha mostrato il suo regno magico.

Grande attenzione è dedicata alla tecnica. Sono 144mila i fogli di celluloide usati per il film, tra questi ben 88mila sono stati corretti o ridisegnati personalmente da Miyazaki. Al lavoro manuale si aggiunge, per la prima volta, un ampio uso della tecnologia digitale integrata alla grafica per ottenere più fluidità di movimento e tridimensionalità. L’anima si mette in mostra in tutti i suoi volumi. Anche stavolta, forse, soprattutto per questione di ombre. E forse, per un’ombra personale del regista. “Principessa Monoke è stato l’ultimo film che ho diretto come animatore”, dice. “Non potevo più disegnare sul lavoro. Non avevo la forza fisica. Ciò significava che dovevo lavorare in modo differente. Non volevo accettare la possibilità che la qualità calasse perché io non ero più in grado di disegnare come prima. Io voglio che la qualità aumenti perché non posso più disegnare”. Sulle vie dell’eccellenza, per superarsi. E superare la sua principessa.

Da “Hayao Miyazaki – Un mondo incantato di Valeria Arnaldi

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Tra colore e bianco e nero

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Tra colore e bianco e nero seconda parte

In questi giorni mi è capitato di condividere ricette ed esperienze. Di “sfiorare” artiste e artisti con la A, di parlare, dopo tanto tempo, di anticaglie e di libri. Ne avevo bisogno. Ne ho bisogno.

E non so se sia dovuto al fatto che mi manchi un figlio, ma quando capita di ispirare ancora, allora mi dico che forse “qualcosa lascerò”. Qualcosa.

Tshuri mi ha ringraziata per averla ispirata, e sebbene il mio inglese faccia “schifo”, spero abbia compreso quanto mi abbia fatto piacere.

Musica del post – a Battiato

2 pensieri riguardo “Un mondo incantato

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