Sei gradi di separazione: Massachusetts, Tasha Tudor, Lois La strega, Elizabeth Gaskell, Il viaggio della strega bambina e Louise Bourgeois

A Natasa Cvijanovic, Kaapi Carla Barnabei e Vera

Di tanto in tanto mi tuffo in qualche storia strampalata per ricordare al mondo che sono viva.

Mi nutro di quei racconti che sanno di polvere e silenzio. Origlio, guardinga, alla porta del fantastico. Tutto ha un senso se ha meno senso per gli altri. Così mi dico. Eppure non gareggio, non mi alzo in piedi, non sbatto la testa contro il muro né mi dimeno sulla sedia. Ascolto. Leggo. Rifletto. Scrivo. Probabilmente.

Noto disillusione e amarezza negli altri che, pur avendo le capacità, non muovono un dito, non alzano la mano. Rimangono appollaiati nei loro nidi (la casa) e accusano gli altri dei loro disastri. Recriminano, si lagnano, protestano, senza mai davvero fare qualcosa per uscire dal guscio. Flash! Anzi, colgono qualsiasi occasione per ricordarvi/ci/mi gli studi e le pergamene affisse alla parete. Selfie! La genialità non è qualcosa da mostrare, semmai è da dimostrare. Sono tutti eclettici, potenzialmente iperattivi, quasi sicuramente frustrati. I peggiori. Non ti fanno mai un complimento, soprattutto, se ricevi più apprezzamenti di loro. A me piace definirmi eclettica, tuttavia (ad ogni modo, eppure, però), mi stancano le definizioni. Sono negligente. Vivo di alti e di bassi. Non necessito di – raccontarvi – melodrammi e disgrazie. Mi snervano i primi della classe (che sono sempre più bravi di me, anche nella tribolazione, soprattutto in quella). Dio come mi stancano. Mi piacciono le imperfezioni, la carenza, quel senso di inadeguatezza che mi fa urlare a squarcia gola la P A R O L A: bozzolo! Perché, vedete, protendo per i bozzoli e le tane da una vita. Punto alla terra non al cielo. 

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Di Tasha Tudor  (Boston 1915- 2008) mi attira la vita, così terrena e profondamente “lenta”. Natasha – Tasha ha vissuto, un po’ come me, di sogni grandi e di sogni piccoli, con l’unica differenza che Tasha è riuscita a realizzarne molti di più. Di Tasha mi colpisce l’amore che ha per gli oggetti “esotici”, come gli ornamenti natalizi tedeschi Kugel o la porcellana cinese. Nel 1930, dopo il divorzio dei genitori, si stabilisce in una fattoria con la mamma, che nel frattempo acquista un negozio di antiquariato.

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Tasha impara da lei l’arte e la passione per le antichità; studia i vecchi abiti e gli articoli per la casa. Si prende cura di polli, oche e di una mucca. Tasha impara a filare, tessere e cucire. Confeziona, così, una camicia di lino. In tarda adolescenza illustra alcuni libri “Hitty’s Almanac” e  “New England Wild Flowers”. 

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Nel 1937, a 29 anni, decide di fare l’illustratrice e pubblica “Pumpkin Moonshine”, la storia di una bambina e la sua zucca in fuga. Tasha, qualche mese prima, si sposa con Thomas L. McCready, da cui ha quattro figli. Con il successo del libro illustrato “Mother Goose”, Tasha e famiglia si trasferiscono nei pressi di Concord, a Contoocook, in una grande fattoria.

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In quegli anni insegna ai figli l’amore per la terra e il valore puro delle stagioni. Natale è il periodo che ama di più, con San Valentino.

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La casa ha diciassette stanze ed è proprio per far fronte alle spese domestiche e agricole, che ancora una volta Tasha Tudor si lancia in una nuova impresa e apre il “Ginger and Pickles Store”. Gli scritti e le opere raffigurano la sua famiglia, la fattoria, gli animali, i paesaggi circostanti. 

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Oltre ad essere un’illustratrice di successo, Tasha è abile nella tessitura, calligrafia e nel fabbricare cestini. Nel 1971, dopo due matrimoni alle spalle e i figli ormai grandi, con il clamoroso successo di “Corgiville Fair” Tasha acquista un appezzamento di terreno boscoso in cima ad una collina, nel Vermont.

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Continua ad illustrare libri fino al 2002. Nel frattempo la sua vita scorre lenta, cuoce il pane, cuce bambole, intrattiene gli ospiti con danze, “cerimonie del tè” e spettacoli di marionette. “Trapunta”, alleva capre e si dedica ai suoi giardini.

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C’è un che di nostalgico in Tasha che mi spinge a credere ancora nella bellezza. Disegna quello che la circonda: la casa, i bambini, gli animali. Colgo innocenza e purezza. Il bozzolo e la seta (non frustrazione e invidia). Nessuna gara, nessun rimpianto.

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Fonti: Tasha Tudor, Children’s Book Illustrator, Dies at 92″ di Martin Douglas, tashatudorandfamily.com, Wikipedia

Fotografie trovate sul web – crediti dei rispettivi autori

***

Quando mi chiedevano: “cosa vuoi fare da grande?”

Rispondevo in due modi:

  • essere felice
  • vivere in una casetta nel verde e lavorare in mezzo ai libri

Non ho nulla da preservare o centellinare 
Non ho giorni da dimenticare 
Fotografie nascoste o ambizioni di perfezione 

Morgan

***

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L’esperimento – SEI GRADI DI SEPARAZIONE –

Lois, rimasta orfana, viene accolta dagli zii puritani di Salem. La ragazza si adatta difficilmente alla nuova vita e scopre ben presto che la famiglia in cui risiede è dominata dalla discorda e dalla gelosia. La storia racconta, seppur romanzata, uno dei capitoli più bui della “caccia alle streghe”. Elizabeth Gaskell, scrittrice inglese, nel 1861, due secoli dopo, riesce a cogliere la psicologia dei personaggi, mettendo in scena, prima di Arthur Miller, la visione del male e le sue devastanti ripercussioni.

Elizabeth Gaskell (1810-1865), di cui parlerò in futuro, non è una semplice scrittrice vittoriana, i suoi romanzi sono conditi di personaggi cosiddetti “marginali”, e a dispetto delle autrici del suo tempo, sottolinea il problema dell’industrializzazione, la lotta di classe e le differenze tra uomini e donne.

All’apice del successo si ritira ad Alton, nello Hampshire.

A novembre del 2018 ho spedito tre libri a tre persone differenti. Un libro è tornato, gli altri due sono ancora in giro. L’esperimento consiste nel leggere il libro, spedirlo ad una persona che lo leggerà e lo spedirà a sua volta ad un’altra persona che lo leggerà… ecc

La regola:

Il libro che hai tra le mani fa parte di un piccolo esperimento, chiamalo gioco se vuoi. Potrai lasciare: commenti, appunti. Potrai sottolineare… Lascia un segno del tuo passaggio! Troverai un foglio dove scriverai il tuo nome, così saprò quante persone hanno avuto tra le mani questo libro. Una volta terminato il gioco, il libro tornerà a me. Non strappare le pagine!

Simona

“Lois la strega” di Elizabeth Gaskell è stato letto da due persone. Queste due persone mi hanno lasciato delle cosette, alcune non ho avuto ancora il coraggio di aprirle. Due piccoli appunti:

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  • Le piume mi ricordano “Il viaggio della strega bambina” di Celia Rees. Sì, è vero la storia si svolge ancora una volta a Salem, ma gli indiani, soprattutto nel secondo capitolo, hanno un certo ruolo e le piume per me hanno un “valore shamanico”, nel verso senso del termine. GRAZIE VERA!

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  • I fili di Carla, che è un’artista con la lettera A e come la intendo io, mi hanno ricordato la splendida Louise Bourgeois.

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Grazie!

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Mi scuso per gli eventuali errori, ho realizzato il post in un paio di ore e la giornata…  è lunga. Grazie, se siete arrivati fin qui.

Torno nel bozzolo!

 

 

13 pensieri riguardo “Sei gradi di separazione: Massachusetts, Tasha Tudor, Lois La strega, Elizabeth Gaskell, Il viaggio della strega bambina e Louise Bourgeois

  1. Mi spiace che il libra abbia vaggiato poco 8solo due persone) anche a lungo (forse troppo). Vera è una carissima amica che sa (ed apprezza) volareEssere associata a Louise è un grande onore (oltre che un dono ed un complimento)… I pacchetti sono sigillati in modo precario ( a volte tagliare il filo o il nastroi celebra un inizio o libera da un confine). Ti abbraccio ( e ti spetto qui, anche se ci conosciamo già da secoli…) 🙂 ⚡💛

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  2. Mi spiace che il libro abbia vaggiato poco (solo due persone) ed anche a lungo (forse troppo). Vera è una carissima amica che sa (ed apprezza) volare.
    Essere associata a Louise è un grande onore (oltre che un dono ed un complimento)… I pacchetti sono sigillati in modo precario ( a volte tagliare il filo o il nastroi celebra un inizio o libera da un confine). Ti abbraccio ( e ti aspetto qui, anche se ci conosciamo già da secoli…) 🙂 ⚡💛

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  3. Ma che bellissimo post. *.*
    – “Mi piace fare lavori domestici, stirare, lavare, cucinare, lavare i piatti. Ogni volta che ricevo uno di quei questionari in cui si  chiede : qual è la tua professione? Ho sempre scritto: casalinga. È una professione ammirevole, perché scusarsi. Non sei stupida perché sei una casalinga. Quando sei intenta a mescolare la marmellata,  puoi anche leggere Shakespeare. […] Penso di aver svolto un buon lavoro nella mia vita, ma non ho alcun messaggio da dare a nessuno, né una filosofia. Se proprio devo lanciare un messaggio può essere ben espresso attraverso le parole di Henri David Thoreau: “Se uno avanza fiducioso in direzione dei suoi sogni, e si sforza di vivere la propria vita come l’ha immaginata, incontrerà un successo inatteso in situazioni normali.” Questo è il mio credo e ritengo sia assolutamente vero. Ed è questa la storia della mia vita ” – (Tasha Tudor). Ho queste due frasi segnate su un quaderno da qualche anno, trovate sul web ovviamente, e il perchè me le segnai è credo ovvio, da casalinga non per scelta. 🙂 . Perchè Tasha Tudor, una signora nata i primi del novecento (ma vissuta fino a circa una diecina di anni fa più o meno), intenta a far marmellate, acquarelli, far crescere fiori e curare animali, che oltretutto non sta in nessun modo nel circo TV-web mediatico, dovrebbe aver fatto interessare a sè tanta gente di tutto il mondo? A lei in fondo e probabilmente non interessava un gran che che si parlasse di lei. Credo sia perchè ha fatto qualcosa che tutti vorrebbero ma hanno paura di fare: vivere nel suo mondo antico e naturale, immersa nella natura intenta a crearsi pace e armonia. Filava, indossava semplici abiti antichi e lunghi, ed aveva escluso dalla sua vita ogni elemento consumistico modaiolo, esibizionista e tecnologico tipico della società moderna. Non aveva acqua in casa, ancora andava al pozzo, non aveva luce né TV, PC, gas, e cucinava i suoi manicaretti con una vecchia stufa a legna (mi ricordava i miei nonni toscani). Al frastuono delle sigle dei programmi televisivi preferiva il canto dei grilli e le stelle. Viaggiava, invitata a eventi, ma mai è stata tentata di allacciarsi alla rete elettrica (e le sue bollette). La cosa che più mi colpì quando lessi di lei, è che nonostante abbia avuto tanto tempo per stare con sé stessa, tolta qualche distrazione di tipo familiare, è che non ha ammorbato il mondo con trattati filosofici o chissà quale incredibile verità e saggezza emersa da improvvise illuminazioni. Le sua ricerca della pace e armonia era vera e semplice, ha lasciato dei mariti per restare se stessa. Chissà se le donne bambola di oggi, con le labbra gonfie e seni scultorei strette nei loro abiti firmati con un cocktail in mano nel locale alla moda e il cellulare sempre lì, pronte a “selfare” ogni minuto della loro vita, capiscono le rughe di Tasha, il suo fazzoletto sui capelli e il suo rifiuto della modernità e della uniformazione. Tasha ci racconta che in quello che può sembrare niente può esserci la felicità, e il niente spaventa oggi tanto quanto ieri, ma oggi, nell’era dell’apparire a tutti i costi, forse anche di più. Quella che per Tasha era vita normale per molti può sembrare una scelta coraggiosa. E vorrei vedere cosa direbbero le integraliste femministe del suo “orgoglio casalinga” :DD . Adoro questa donna, che avrà avuto mille difetti come tutti, ma con l’esempio ha insegnato che dobbiamo vivere come ci piace e senza vergognarsi se non è come le tendenze comandano, riscatta il ruolo e la vita della casalinga (che ormai sembra una vergogna, presto la metteranno tra le parole tabù :DD fra le tante che non si possono più dire in questa società “democratica”), ci insegna l’assertività, ci racconta la bellezza della natura, ci mostra che in fondo il senso della vita è molto semplice. Basta non ascoltare le mille voci che si sovrappongono una sull’altra, alte, se non urlanti, mettendo in pace la mente piena di condizionamenti, e ascoltare le voci del silenzio e della natura. Già solo a dirlo mi sento meglio :DD ahahah!!! Mi rispecchio un po’ in Tasha: ricamo, disegno, dipingo, nel mio viso ci sono i segni che il tempo ci ha messo, e approfitto del mio essermi ritrovata casalinga per fare ciò che mi piace e stare con me stessa. Come lei, adoro il Natale e la neve. Mi mancano gli abiti antichi (però quelli lunghi mi piacciono un sacco, i miei prefetiti), e la casa nella natura. E vabbè. Ho ancora un cassetto pieno di ricami fatti per la casa che sognavo. Io però la luce e l’acqua calda corrente ce li volevo ;)).
    Ciao Simo, un abbraccio :**

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    1. Scusa se mi intrometto, il tuo commento mi ha colpita (in senso positivo) così come il post di Simona.
      Secondo me una vera femminista l’avrebbe apprezzata: lei non era “asservita”, non era stata costretta ad uno stile di vita. Aveva trovato la sua via, un modo di vivere che la facesse sentire viva, serena e felice. Non era una schiava del focolaio, ma una donna che trovava la sua realizzazione personale in lavori manuali, pratici.
      In fondo non è questo il vero femminismo? Avere la libertà di scegliere ciò che è meglio per noi stesse, esattamente nella stessa misura in cui sceglierebbe un uomo 🙂
      Buona serata 🙂

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      1. Sono d’accordo con te. È assolutamente vero e probabilmente sarà così come dici tu. Ma pensavo ad alcune femministe che ho conosciuto io e che non apprezzano la “casalinghitudine”. Daltronde anche il femminismo ha molti colori. Ma sicuramente moltissime penseranno quello che hai detto tu e che condivido. 🙂

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      2. Mi intrometto dicendo che quando ho scritto il post non ho pensato “è donna”, solitamente, anche quando le femministe mi accusano di maschilismo e i maschilisti di femminismo, rispondo che “scrivo per tutti”. Oggi sono una casalinga imperfetta e se mi devo vergognare di qualcosa è del vocabolo “imperfetta” ;).
        Per il resto… GRAZIE per la partecipazione!!!!!!

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  4. Dimenticavo: è incredibile che Tasha, che era molte cose ma soprattutto era una illustratrice di successo, per indicare sè stessa avesse scelto proprio “casalinga”. Bisognerebbe riunirsi tutte in un gruppo, casalinghe per scelta o per forza (disoccupate), per mostrare al mondo quante cose stupende una casalinga fa, dall’artigianato a cose da far invidia ai “master chef” del mondo, e quante cose sa, sia di cultura che in merito a necessità pratiche di ogni genere. La casalinga meriterebbe una medaglia al valore, e spesso non riceve nemmeno la pensione.
    Scusa la divagazione
    Baci :**

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  5. Vorrei essere una Tasha ma temo che il più delle volte finisco con l’essere alcune delle cose che hai descritto all’inizio del post. Oggi è quasi una bella giornata, ma mi sento grigia dentro e vedo tutto grigio intorno 🙂 Aspetterò la luna crescente e tornerò a leggere questo bellissimo post per darmi un bellissimo schiaffo morale/spirituale/motivazionale. Che cosa ‘romantica’ l’esperimento, lo hai fatto tu? Quante persone hanno letto il libro?
    Ti abbraccio ❤

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    1. Eh… non me lo dire…

      Questo libro, purtroppo, è stato letto da due persone… gli altri due libri devono ancora tornare alla base. L’esperimento è mio. Credo, visto che ci saranno altre Simona nel mondo, che qualcuno ci abbia pensato prima. Un altro esperimento, non so se lo farò, è quello di iniziare una storia, stamparla tramite Lulù o Amazon, farmela recapitare a casa e spedirla ad un’amica che dovrà continuarla a penna (ovviamente) finché ne avrà voglia per poi spedirla ad un’altra persona e bla bla bla. Questo esperimento è più complicato del precedente. Lo so, sono un vulcano di idee (ironizzo).

      Un abbraccio

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      1. Mi sembra un’altra idea bellissima, che mi piacerebbe vedere realizzata, ma perché non cominciare anche tu a penna? 🙂 Adoro i quaderni scritti a mano, pieni di fotografie, ricordi quello che mi hai regalato tu? Ci tengo un diario per Margherita, niente di che, ma magari quando sarà grande le farà piacere, vorrei stampare anche delle foto da aggiungerci con le attache colorate, magari in formato polaroid, adesso ci sono tanti siti che le stampano.
        Ricambio ❤

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  6. E’ incredibile! Leggo ora i vostri commenti, e penso “che ho scritto?”. Grazie per la vostra partecipazione. Sono d’accordo con tutti anche per i complimenti (a me)… scherzo.

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