West

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Inizio col dire che è il miglior libro che abbia letto negli ultimi dieci anni. “West”, grazie anche alla traduzione di Giovanna Granato, è semplicemente ipnotico. Da un libro mi aspetto quel certo non so che. Un racconto senza “azione” è come un film di quattro ore in lingua straniera senza sottotitoli.

“West” racconta la Frontiera americana, quella dei predatori.

Cy Bellman, mite allevatore di muli, legge sul giornale che in una palude del Kentucky sono stati rinvenuti dei resti di giganteschi animali, Incognitum animale. Lascia la Pennsylvania e si dirige verso le terre selvagge, oltre il fiume Missouri, nella speranza di vedere con i propri occhi quelle creature leggendarie. Armato di mappe, qualche arma, tabacco e ninnoli da barattare con i nativi, procede accompagnato da un indiano, chiamato Donna Vecchia Vista Da lontano. Bess, la figlia, ancora bambina, rimane a casa con la zia, in attesa. Col passare del tempo, sebbene abbia solo dodici anni, si trova ad affrontare le attenzioni lascive di alcuni uomini.

“West” attinge dai grandi romanzi americani, eppure Bellman ricorda, nella sua disperata ricerca, Don Chisciotte della Mancia. I personaggi che incontra lungo il cammino gli danno del visionario. Non sappiamo esattamente cosa spinge Cy Bellman ad abbandonare casa e figlia, quello che sappiamo è che amava la moglie defunta, che scrive un’infinità di lettere a Bess. Il commerciante di pellicce francese, Devereux, e il socio, il signor Hollinghurst, sono figli del West, vivono di affari, spesso intrapresi con gli indiani, che a detta del francese sono “ingenui come i bambini”. Il diciassettenne Shawne ha visto il proprio popolo soccombere all’avanzata dell’uomo bianco, accontentarsi di una striscia di terra,  in cambio dei vecchi territori. Il giovane indiano ha assistito alla morte della sorella da parte dell’uomo bianco.

Le storie di Bellman, Bess e Donna Vecchia Vista da Lontano si incrociano in questo racconto “popolare”. Il finale è da Fiaba Nera e lascia sentimenti come: dolore, senso di colpa, tristezza e meraviglia.

Ed è la MERAVIGLIA che mi aspetto da un libro. “West” è quasi un miracolo, è evocativo, poetico, drammatico, storico. In poche parole perfetto. Laddove finisce la storia inizia la leggenda.

Le lettere, ah.

Trenta piegate, divise in quattro pacchetti legati con lo spago e affidate, in momenti diversi a:

un agente olandese per la compravendita di terreni e consorte,

un soldato,

un frate spagnolo,

il pilota di uno dei battelli che avevano dato un passaggio a Bellman.

(…) Chissà forse il giorno in cui l’agente olandese per la compravendita dei terreni e consorte avevano attraversato il Mississippi, uno dei vogatori era ubriaco. O forse la chiglia della grande imbarcazione aveva urtato un blocco di ghiaccio, o forse la famiglia ammassata sul fondo con i figli, il carro, i due cavalli e la mucca si era spostata all’improvviso tutta da un lato sbilanciandola. Fatto sta che il traghetto (…)  straorzò e si capovolse spedendo quasi tutto in acqua, inclusa la consorte dell’olandese e la borsa con la pila di lettere piegate e legate da Bellman. Dopodiché l’acqua gelida cancellò l’inchiostro con cui erano scritti il nome di Bess e un breve paragrafo tutto sgrammaticato che spiegava dov’era casa sua in Pennsylvania, e i fogli piegati s’impregnarono d’acqua come spugne finché, diventati pesanti, s’inabissarono nel letto del Mississippi affondando dentro il morbido fango.

***

Cary Davies, la scrittrice gallese di “West”, con il suo primo romanzo restituisce ai lettori il senso di timore verso l’ignoto, tema affrontato più volte dai grandi romanzieri americani.

Al ragazzo però avevano detto che i mostri non c’erano più, che si erano dileguati per sempre quando il Grande Spirito, il Grosso Dio, aveva distrutto gli smisurati animali assetati di sangue con il tuono e il lampo perché si erano nutriti della sua gente. E allora veniva spontaneo domandarsi perché il Grande Spirito non avesse distrutto i coloni bianchi venuti dall’altra parte del mare come aveva distrutto gli animali mastodontici.

(…)

Di una cosa era certo, però: non c’era nessuno Spirito Eccelso. Nessun Grande Uomo nel cielo che vegliasse su di loro. Se un tempo c’era stato, ora non c’era più.

***

Non sono una di quelle lettrici seriali che legge libri seriali o di genere. Detesto le catalogazioni, ma sono per la bella scrittura, quella altrui. Se un libro non mi piace, non lo finisco; se un libro mi colpisce, lo ingoio.  I libri devono saper parlare, il loro compito non finisce una volta letti. Ecco, se fossi una scrittrice, vorrei “conoscere” la lingua di Carys Davies.

 ***

Mi piacciono le storie degli esseri umani, del mondo. A ben guardare sono attratta dagli anti eroi come Christopher McCandles e Donald Crowhurst (detto più volte). Tra le mie letture preferite spiccano “Cent’anni di solitudine”, “Orlando” e “Afrodita”; mi commuovo dinanzi ad un petroglifo indiano (americano), all’arte rupestre o a un Dolmen belga, francese o irlandese. L’altro giorno mentre guardavo un documentario sulla Cambogia, ho pensato alla determinazione dei salmoni che risalgono il fiume, ai villaggi lacustri che in estate riemergono dalle acque, alle donne che vivono nelle risaie tra fango e serpi.

Ecco, la vita non può essere catalogata. Sono onnivora, ingoio e risputo e ingoio. Grande Spirito o Kodama, Dea o Dio… qual’è il senso del viaggio? Il cerchio non si chiude. Il tempo non è finito.

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