Scriviamo perché non siamo soli di Francesco Scarlata

Non è semplice scrivere una storia di fantasmi, si rischia di scivolare nei soliti cliché, in questo libro non avviene. La scrittura dell’autore è limpida, e, da bravo storyteller, riesce a trasportare il lettore nei suoi racconti.

“Scriviamo perché non siamo soli” mescola l’orrore con la letteratura. Gli scrittori narrati da Scarlata si trovano faccia a faccia con le proprie inquietudini e tragedie.

L’autore descrive il male ponendolo su due livelli: naturale e paranormale.

La narrazione è impreziosita da scenari e personaggi credibili. Il dialogo introduttivo di “La morte va in giro in autostop” potrebbe essere l’inizio di un film, come le battute tra il protagonista e la sua ragazza.

“Promettimi una cosa, però”.

“Cosa?” afferrai il Jack Daniels e buttai giù un sorso.

“Smetti di bere”.

“Sono uno scrittore. E’ come chiedere ad un incendio di non fare caldo”.

da “La morte va in giro in autostop”

La fan di nome Florence in “Jack lo squartatore a Parigi” è spaventosa quanto la Annie Wilkes di Stephen King, per non parlare del mostro de “Lo spettro del lago”.

I fatti narrati in “Scriviamo perché non siamo soli” sembrano davvero accaduti e questo è un dono che hanno pochi scrittori, tra cui il già citato King. E se King si domandava“come nascono le storie?” in “Ratto”, Scarlata si chiede, e ci chiede, “perché scriviamo?”. Certo, la risposta cambia quando si ha a che fare con il soprannaturale.

L’unica pecca è la brevità dei racconti, sono talmente scritti bene che mi aspettavo qualche capitolo in più.

“Il lago era circondato da una fitta catena di betulle che lo mantenevano in ombra per quasi tutto il tempo, motivo per cui era chiamato Coffee Lake. Il fatto che fosse in ombra rendeva l’acqua particolarmente scura. Inoltre, guardandolo dall’alto, sembrava proprio un’enorme macchia di caffè lasciata cadere sul tavolo.”

da “Lo spettro del lago”

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