Mostra da Hagazussa a Santa Lucia

Al momento le mostre e i musei sono chiusi, la mia casa abbonda di pezzi vintage e il pc di foto museali. Ho pensato così di creare delle mostre virtuali che aggiornerò settimanalmente:

https://apiedinudi.blog/2020/11/15/mostra-vita-semplice/

https://apiedinudi.blog/2020/11/08/mostra-cose-di-casa-e-altre-storie/

Hagazussa di Lukas Feigelfeld – 2017

In “Hagazussa” la genesi della “strega” avviene per cause esterne: povertà, solitudine, sofferenza, violenza, sopraffazione, bigottismo. Il film si divide in quattro capitoli: shadows, horn, blood, fire. Albrun è una ragazza madre, che trascorre le proprie giornate in completa solitudine. Questi motivi bastano ad attirare su di sé le dicerie della gente.

Il film ricorda vagamente “The witch”, per la drammaticità, e “The Antichrist”, per la potenza visiva. “Hagazussa” è un film fuori dagli schemi. Non è un horror, almeno non come lo intendiamo noi. I dialoghi sono pressoché inesistenti. La lentezza delle scene, la fotografia asciutta e la musica ipnotica accompagnano Albrun nella sua discesa all’inferno. Un inferno in bilico tra ferocia e rassegnazione.

Hagazussa –

I costumi non sempre rispecchiano il XV secolo, tuttavia l’ambientazione è impeccabile: le tonalità fiamminghe; l’ombra della peste; la natura apparentemente mansueta.

Ogni scena ci mostra e anticipa l’epilogo. In alcuni frammenti richiama la pellicola svedese, del 1922, “Häxan – la stregoneria attraverso i secoli”. Contrariamente ai film che ho citato, in “Hagazussa” la strega è una vittima dell’ignoranza trasformata in carnefice, di cui si parla raramente.

L’attrice che interpreta Albrun, Aleksandra Cwen, è spettacolare.

Hagazussa

Il Folklore di Hagazussa

Il vocabolo “Hagazussa” deriverebbe dai termini hag e hexe, ed è una parola antica tedesca per chiamare le streghe. Mentre Albrun significherebbe “elfo” o “creatura magica”*.

Nella prima parte della pellicola Albrun bambina e la madre vengono spaventate da uomini con indosso pelli di animale e muniti di campanacci e torce.

Nel villaggio di Urnäsch (Svizzera), nel periodo natalizio, sfilano i Silvesterchläuse con curiosi copricapi e campanacci. In origine rappresentavano la cacciata degli spiriti malvagi. Sempre curiosando nel folklore Europeo, a Lötschental (Svizzera), troviamo i Roitschaggatta, vestiti di pelli di capra e maschere di legno.

Il Badalisc è una figura mitologica di Andrista (Val Camonica), un mostro cornuto che appare nel periodo dell’Epifania e richiama il mito dell’Uomo selvatico. In alcune zone della Germania e in Alto Adige troviamo i Krampus, una sorta di demoni collegati alla figura di San Nicola. La trasformazione da San Nicola a Babbo Natale sembra sia avvenuta quando il Santo volle che i bambini partecipassero all’Eucarestia, esortando i sacerdoti a portargli doni e a narrare la storia di Gesù. Una leggenda narra che un criminale avesse ucciso dei fanciulli e che Nicola li avesse fatti risorgere. L’anziano con la barba bianca personificherebbe l’anno vecchio, per giustificare la presenza di Nicola sono comparsi i Krampus. Quest’ultimi, infatti, apparirebbero ai bambini cattivi, per poi essere allontanati dal Santo. Guardando indietro nel tempo, scorgiamo: la figura di Odino, che riempiva di dolci le scarpe dei bambini di lingua germanica; Nonno gelo nella tradizione russa e i folletti del folklore islandese.

Non è facile semplificare il mito dell’Uomo selvatico. Lo troviamo nella mitologia babilonese, nell’epopea di Gilgameš: Enkidu. Lo incontriamo nell’antica Roma con i Fauni e i Silvani, nell’antica Grecia con Pan, tra i Celti con Cernunnos.

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In merito al teschio dipinto, che compare nella pellicola, ho trovato alcune foto che avevo scattato nel mio viaggio in Austria e Slovenia. Dipingere i teschi era una tipica tradizione delle Alpi Orientali a partire dal diciottesimo secolo d.C., quindi non medievale.

Foto scattata dalla sottoscritta al Naturhistorisches Museum – Vienna – 2016

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Santa Lucia

Foto scattate qualche anno fa a Trento e a Arquà Petrarca (PD) – La prima foto: scultore trentino, legno di tiglio scolpito, dipinto e dorato XVII secolo.

Lucia (283 dC – 304 dC) apparteneva ad una delle nobili famiglie di Siracusa. Rimasta orfana di padre, era stata fin da bambina promessa a un concittadino. Col passare degli anni Lucia manifestò interesse verso la fede cristiana: era soprattutto attratta da Sant’Agata. Quando la madre Eutachia si ammalò, su consiglio della stessa Lucia, le due donne si recarono al sepolcro della Santa. Mentre la madre accarezzava il velo di Sant’Agata, quest’ultima apparve a Lucia, predicendole il martirio. Dopo la visione, la giovane chiese alla madre di sciogliere il voto di matrimonio e di donare la dote ai bisognosi. La madre accettò, mentre lo sposo denunciò Lucia alle autorità. Dinanzi a Pascasio, il prefetto della regione, Lucia si rifiutò di sconfessare la fede cristiana. Per questo motivo le guardie tentarono di rinchiudere la ragazza in un bordello, ma senza riuscirci. Il corpo di Lucia, infatti, era diventato più pesante della roccia. Quindi venne torturata con l’olio, la pece bollente, il fuoco, ma nulla scalfiva la futura santa. Morì, il 13 dicembre del 304, per mano di una guardia, che la trafisse al collo con un pugnale.

Lucia viene rappresentata con in mano un calice o un piatto in cui vi sono due bulbi oculari. Una delle leggende narra che la Santa avesse subito l’accecamento, un’altra che si fosse cavata gli occhi per allontanare lo sposo. Il suo nome evoca la luce, la cui radice è Lux, lucis, luce. Quando la celebrazione coincideva con il solstizio, si diceva: “Da Santa Lucia al Natale il dì si allunga un passo di cane”. Nell’iconografia la Santa appare con la spada o il pugnale che la trafisse. Mentre come messaggera di luce viene rappresentata con: il piattino con gli occhi, un sontuoso mantello, una corona di fiori.

Non si sa dove siano le spoglie della Santa, si ipotizza che il suo corpo si trovi a Siracusa. Alcune cronache veneziane riportano che le reliquie siano state trasferite da Costantinopoli a San Giorgio a Venezia. La Santa è venerata a Siracusa, in Veneto, a Lenna, in provincia di Bergamo. In alcune zone, ancora oggi, al posto di Babbo Natale, Lucia porta i regali ai bambini. Vestita di bianco, coperta da molti veli, e guidata, visto che non ha occhi, da Castaldo. Un asinello traina il carretto con i doni.

In Danimarca e in Svezia, il 13 dicembre viene festeggiato con l’elezione di una “vergine saggia” (Lucia) che, scortata da donne vestite di bianco e con una corona di sette candele sul capo, percorre le strade raccogliendo e consegnando, negli asili e nelle abitazioni, i regali del periodo natalizio.

Sembrerebbe, però, che nell’Europa del Nord Santa Lucia non sia soltanto una figura benevola. Nei paesi germanici veniva raffigurata come Frau Holle o Perchta, entità anziana che appariva alle filatrici, e poteva dimostrarsi pericolosa quanto buona. Tra l’Ungheria e la Boemia, Lucia si mostrava ai bambini disubbidienti, prendendo il posto di quella figura maschile che accompagna San Nicola (Zwarte Piet e Knecht Ruprecht).

Foto presa dal sito Bergamonews

*Notizie trovate nei siti di lingua tedesca.

Fonti: “Svizzera: Losanna, Ginevra, Zurigo, Canton Ticino, Grigioni, San Gallo, Bernese” ed. Touring Club Italiano; “Nomi e volti della paura nelle valli dell’Adda e della Mera” di Remo Bracchi ed. De Gruyter; “Le porte dell’anno: cerimonie stagionali e mascherate animali” di Enrico Comba, Margherita Amateis ed. Accademia Univerisity press; “Piccolo atlante dei Santi di campagna di Anastasia Zanoncelli” ed. del Baldo; “Calendario” di Alfredo Cattabiani ed. Mondadori.

3 pensieri riguardo “Mostra da Hagazussa a Santa Lucia

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